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Home Page > Notizie dall’Italia > Il nuovo Codice della Strada sarà una censura contro la libertà di espressione
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Ad ogni legislatura cambia qualcosa nel Codice della Strada. Come per la riforma della scuola in Italia, non c’è maggioranza politica o Ministro che non voglia scrivere il proprio nome su nuove norme o emendamenti sostanziali rispetto alla norma precedente.

Così le mie figlie ormai grandicelle dalle scuole elementari all’ultimo anno delle superiori si sono continuamente confrontate non solo con libri e prove scritte, ma anche con riformulazione delle valutazioni, punteggi, Invalsi che ne potevano alterare il risultato finale. Nella scuola, così come nel Codice della Strada, non vale nemmeno la regola aurea che il cambiamento possa valere solo per coloro che stanno iniziando il ciclo scolastico o i neopatentati. La regola di oggi vale per tutti a partire da oggi, tu che guidi l’auto e il camion da trent’anni sei obbligato a studiarti i cambiamenti, nessuno ha la cortesia di avvisarti con lettera a casa. Non sapevi dei cambiamenti e ti arriva la multa? Peggio per te.

In questi giorni alla Camera dei Deputati si discute e si voteranno le modifiche al suddetto Codice stradale (in questo articolo di quattroruote.it tutte le novità una per una). Tra le follie introdotte: le biciclette potranno andare in senso contrario al senso unico, via tramviarie, multa al conducente per il passeggero che non mette la cintura, la follia di arrampicarsi con l’italiano e cambiare la parola “disabile” sui permessi speciali con “persona con disabilità”. Il premio della “ciliegina d’oro” però va all’articolo relativo alla pubblicità lungo le strade e sui veicoli che trasportano pannelli pubblicitari, evidentemente una conseguenza mirata contro quei tali di Pro Vita & Famiglia che in questi anni ci hanno abituato a manifesti tanto veritieri da apparire offensivi.

La voce del buon senso Le modifiche apportate, ad oggi, appaiono ispirate da manine che non sopportano messaggi veritieri e chiari, così il legislatore dovrà confrontarsi con questa norma da Stato totalitario: «È vietata sulle strade e sui veicoli ogni forma pubblicitaria sessista, violenta, offensiva o che proponga messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, di appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche». È chiaro che i messaggi e i manifesti di Pro Vita & Famiglia non potranno più essere affissi, nemmeno sull’auto di Brandi e Coghe.

Tuttavia mi sono oscure una serie di altre eventuali conseguenze: il mio adesivo sul vetro dell’auto che riporta l’immagine di un feto vivo e con la scritta «I’m pro life», sarà giudicato offensivo o violento? E se invece comprassi una carrozza e l’addobbassi con un manifesto contro la “maternità surrogata” (che non è un diritto, tantomeno civile) che fine farebbero i miei cavalli? Verrebbero sequestrati dal comune? Biciclette private addobbate con cartelloni e manifesti saranno consentite?

Il credo religioso di coloro che sacrificano i neonati alla modernità, al successo e al benessere (antico dai tempi delle civiltà pre incaiche e in occidente dai cartaginesi) sarà tutelato al pari di quello cristiano o no? L’identità di genere ed orientamento sessuale, in Italia formalmente definito secondo natura biologica, si potrà riaffermare con un manifesto pubblico o si verrà sanzionati per aver ritratto una mamma e un papà? Un bambino e una bambina avranno ancora spazio sui manifesti o no?

Di questo passo temo che anche da tutte le trasmissioni televisive e le serie tv che ci verranno propinate, a causa di una tassa permanente incivile che ci obbliga a pagare la Rai, dovranno sparire riferimenti o cenni alla mascolinità, femminilità, nascita e crescita di bambini e bambine. Tutto ciò accade o potrebbe accadere, nella censura e nell’ignoranza generale, in un Paese come il nostro, con il tasso di denatalità più alto d’Europa e tra i più alti al mondo. Censura dopo censura, non ci rimarranno che i “samizdat”, quei fogliettini scritti a mano che ci raccontarono della vita e della morte nei regimi sovietici. Io mi sono portato avanti, bicicletta predisposta per manifesti e viaggiare contromano, piccoli block-notes sempre in tasca, non si sa mai che da domani anche lo scrivere a mia moglie «bella donna, ti amo», non diventi reato sanzionabile…

Luca Volontè

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