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Home Page > Aborto > Il primo liceo che si dichiara contro ogni violenza. Anche contro l’aborto?
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A Roma c’è lo scoop: c’è il primo liceo che si dichiara contro ogni violenza. È il classico Pilo Albertelli dove l’11 gennaio tutti gli alunni giureranno solennemente il loro no ideale a ogni crudeltà.

Ma a quali forme di violenza faranno riferimento? A ogni forma di discriminazione, alla “crudeltà dell’omofobia” e al bullismo, il tutto condito da un evento in grande stile.

Ma, secondo voi, non manca qualcosa a questa lista? L’aborto può essere o no ritenuto una violenza contro il bambino? E quando una donna si trova sola e impaurita, senza uno Stato e una società che l’aiuti a una scelta di vita invece che di morte, non ci troviamo di fronte a un atto che non ne tutela la salute e quindi non ne salvaguardia né dignità né veri diritti?

La voce del buon senso In virtù del raggiungimento dell’antico sogno umano di una civiltà ideale, alla fine la società moderna trascura sempre qualcosa, e quel qualcosa ha sempre a che fare col politicamente corretto: meglio parlare di omofobia piuttosto che di interruzione di gravidanza? Noi di Pro Vita invitiamo gli alunni della IV notte nazionale del liceo classico, che giureranno di non usare mai violenza nel corso della propria vita, a inserire nella lista anche questa pratica che viene venduta come soluzione invece che come tragedia per la donna.

Se davvero si vogliono impegnare a rendere la loro esistenza migliore e quella di chiunque li circondi, allora evitino di promuovere o effettuare aborti, perché è questa la violenza alla base di tutti, nel momento in cui colpisce il debole più debole in assoluto: il bambino. Di fatto, alla fine, il giuramento sarà suggellato da un evento scritto dell’autrice Marina Rapone, molto attiva contro la violenza sulle donne. E a proposito di violenza contro le donne: «Non si guarisce dalla ferita dell’aborto, si può imparare a conviverci ma non si guarisce mai definitivamente» ha detto Monica, nome di fantasia di una donna che, con la voce rotta dall’emozione, aveva raccontato a Il Giornale il suo aborto al quinto mese di gravidanza. Per elaborare il lutto, alla donna non basta una vita. Ragazzi, tenetene conto.

Marta Moriconi

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2 Commenti, RSS

  • Rosalia Letorio

    dice su:
    09/01/2019 alle 13:45

    No,ho votato per la 194perche’amo i bambini e chi li rifiuta non li deve avere.e’responsabile ka procqeazione di 2diversamente abii dalla stessa coppia o. nella stessa famiglia?Sta ai genttori decidere per una vita di qualita’fisicamente,psichicamente,socialmente dubbia con conseguenze psicologiche e materiali di sofferenza.la maternita’non e”piu’istinto e vocazione della donna d”oggi.e non siate ridicoli rovesciando su me e il mio le mie affermazioni.Ci sarebbero meno aborti se gli uomini fossero piu’responsabili nella procreazione e esercizio della paternita’.Non e’problema solo dell’utero”i figli sono de ELA”dicono in Veneto,ma si fanno in 2!

    • Redazione

      dice su:
      09/01/2019 alle 15:11

      Quindi chi non li vuole e non li merita ha diritto di ucciderli, secondo lei?

      Sulla responsabilità degli uomini siamo perfettamente d’accordo: e la legge 194 deresponsabilizza completamente l’uomo lasciando tutto il peso della gravidanza non desiderata sulle spalle della donna.

      Chi non ha la “vocazione” per la maternità farebbe bene a pensarci prima. Se invece concepisce un figlio, un’altra persona, questo/a bambino/a ha lo stesso diritto di vivere che ho io e che ha lei, cara Rosalia.

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