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Un riassunto della portata virale dell’ideologia gender nelle scuole e nelle Istituzioni, precipuamente concentrate a colpire bambini e ragazzi.

Dall’UNAR alle singole scuole, dalle superiori all’asilo. Dagli uffici delle anagrafi alle fiabe. Tutto per rendere desueto il concetto di padre e madre, famiglia tradizionale e figli.

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Mamma, papà? Maschio e femmina? Definizioni vecchie e cliché da evitare coi bambini. Almeno secondo la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013 -2015)” emanata dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento per le Pari Opportunità.

Una “strategia”  in sintonia con le linee guida per l’educazione sessuale dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)  già dall’asilo, improntate alla precocità e ad una certa non definizione dell’identità di maschio e femmina. Da esse trae ispirazione in diverse parti il Decreto Legge Carrozza, convertito nella legge 128/2013,  che contiene misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca.

In sostanza, per legge coi bambini e ragazzi dovranno essere promossi i valori dell’omosessualità, transessualità, bisessualità in nome della non-discriminazione. Il decreto all’art. 16, lettera d, finalizza obbligatoriamente “la formazione dei docenti all’aumento delle competenze relative all’educazione, all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere ed al superamento dei stereotipi di genere”. Il tutto con corsi obbligatori.

Un nuovo dogma incentrato sul “gender”: non esiste maschio e femmina, ma tanti “orientamenti”. E così è partita la campagna informativa rivolta a bambini, ragazzi ed insegnanti nelle scuole e nelle università sulla cosiddetta “identità di genere” e sulla “parità di tutti gli orientamenti sessuali”: corsi di formazione all’Università di Padova, istruzioni ai giornalisti su come scrivere riguardo le tematiche LGBT (lesbo, gay, bisex, trans), fondi stanziati dalla Statale di Milano ad organizzazioni LGBT a scopo “educativo”.

In varie scuole, poi, nei documenti si stanno sostituendo i termini padre e madre con “genitore uno” e “genitore due”. A Venezia, poi, oltre ai corsi di aggiornamento su questi temi, il Comune distribuirà 46 fiabe che raccontano l’omosessualità ed altri temi sulle relazioni di coppia e familiari da leggere ai bimbi di asili e scuole materne. Nei testi si parla delle diverse forme familiari: da quella con due papà a quella con due mamme, passando per “E con tango siamo in tre”, la storia di due pinguini maschi che covano un uovo. C’è poi “Il grande grosso libro delle famiglie”, che narra dei diversi modi di metter su un nucleo familiare, oltre a quello tradizionale con madre e padre. “Piccolo uovo”, disegnato dal celebre vignettista Altan, racconta invece la fecondazione assistita.

Tutto ciò sta avvenendo per legge e per disposizone delle autorità. E’ un corto circuito: perché le famiglie e i minori devono accettare   che la scuola dell’obbligo li obblighi a ricevere certi “insegnamenti”? Sarà pure laica questa “strategia” dei presunti educatori-sessuali, ma ricorda tanto l’ora di religione in classe. Solo che sulla cosiddetta educazione sessuale non pare si possa scegliere.

Francesco Buda

Fonte: Io Acqua e Sapone

 

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Un Commento, RSS

  • Dario Albini

    dice su:
    07/08/2017 alle 09:55

    La teoria del gender è il nuovo nazismo….impedire ad un bimbo di pensare con la propria anima,cervello!!!

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