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Home Page > Aborto > La sfilata di Gucci a Roma, tra ideologia abortista e disinformazione
Gucci

Sebbene traesse ispirazione dalle opere custodite ai Musei Capitolini, la collezione Cruise 2020 di Gucci, che è stata presentata proprio all’interno del complesso museale romano e in cui spiccavano toghe, pepli e tuniche, non ha risparmiato riferimenti polemici alla realtà sociopolitica contemporanea.

La voce del buon senso In particolare, Alessandro Michele, Direttore Creativo della maison fiorentina, si è preoccupato di inserire nella collezione una serie di capi inneggianti all’aborto: in particolare una maglia recante la data in cui è stata approvata la legge 194 in Italia, mentre un’altra modella sfoggiava una giacca con la scritta “My body, my choice”, eco del vecchio slogan femminista “il corpo è mio e lo gestisco io”. Per non parlare poi del singolare abito sul quale è stato disegnato un utero fiorito, a spiegarne il significato è stato lo stesso Michele, nel corso della serata: «Ho disegnato un utero su un abito, come un giardino fiorito, perché penso che il gesto estremo dell’interruzione di gravidanza, non estirpi il fiore, il giardino della creazione. La mia moda, lo sforzo che faccio, è creare un territorio di libertà, un luogo dove le persone si sentano sicure di essere individui liberi, diversi, unici».

Ma perché, ci chiediamo, la libertà deve essere solo per alcuni, e chi, invece, è costretto a subire decisioni altrui, non può nemmeno essere libero di nascere? Questo interrogativo sembra purtroppo non interessare proprio alle riviste patinate che si rivolgono principalmente al pubblico femminile o almeno a un “certo” pubblico femminile. Prendiamo Vanity Fair che si sdilinquisce in improbabili lodi di un’iniziativa che poco sembra avere a che fare con la moda, e troppo con l’ideologia e che, attraverso il suo direttore Simone Marchetti si affretta a sottolineare il senso neanche tanto recondito, della sfilata: «A due giorni dai risultati delle elezioni europee e dall’affermazione della destra reazionaria in Italia (ma non solo), lo spettacolo pensato dal designer Alessandro Michele si staglia come un caso politico più che di costume. Il suo messaggio, infatti, è la dimostrazione di come la narrativa del populismo della destra di Matteo Salvini, un’onda vincente che cavalca odio, paura e insoddisfazione, possa essere contrastata da una dialettica altrettanto di pancia, efficace e durissima, ma diametralmente opposta».

Peccato che Salvini con la questione dell’aborto non c’entri proprio nulla, dato che lo stesso leader della Lega, si è affrettato, al contrario, a sottolineare più volte, in più occasioni, che la legge 194 non verrà toccata. Non parliamo poi degli sproloqui di Vogue a riguardo, che difende ed esalta la sfilata paragonando l’Italia all’Alabama, dove l’aborto sarebbe diventato un crimine (informazione molto inesatta, come abbiamo già evidenziato), trascurando il piccolissimo dettaglio che in Italia abortire è possibile praticamente ovunque.

Insomma, una furia ideologica di cui davvero non si sentiva la mancanza e che rischia di superare la soglia del ridicolo se a dettare l’agenda politica della sinistra, adesso ci si mette anche una casa di moda.

Manuela Antonacci

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