21/04/2019

La sofferenza dei bambini e lo spettro dell’eutanasia

Il Centro Protonterapia di Trento è un’unità operativa altamente specializzata nella cura dei tumori, che si occupa, in modo particolare, del trattamento dei tumori pediatrici e dell’adolescente. Si tratta di una struttura che offre terapie all’avanguardia, come, appunto, la protonterapia, una nuova versione della radioterapia che, a differenza di quella tradizionale, emana un’energia che si può focalizzare sulla sola parte di tessuto organico colpita dal tumore, lasciando illesi gli altri organi.

Per questo motivo, il Centro è particolarmente prezioso per il trattamento dei tumori in pazienti di giovane età, i cui organi sono ancora in formazione. Queste le informazioni date da Sabina Vennarini, radiologa, radioterapista, oncologa pediatrica e dirigente medico nella struttura, a InTerris che l’ha intervistata. Insomma una struttura di grande valore, ma il punto che vogliamo evidenziare in questa sede è un altro. Interrogata a proposito dell’aspetto più doloroso, la dottoressa Vennarini ha dichiarato: «Purtroppo il concetto e la paura della morte esistono in un bambino. È proprio per questo motivo che, come dicevo, al bambino va detta tutta la verità e non va ingannato. Molti di loro vogliono vivere, altrettanti, invece sono sfiniti, non ce la fanno più – te lo dimostrano e lo dicono – e chiedono se la morte arriverà. Di fronte a una domanda di questo genere è molto difficile rispondere. Loro credono ciecamente in noi medici e tutto quel che gli dici lo incamerano nella loro mente».

In questa risposta è condensato tutto il dibattito sull’eutanasia, pur non essendo l’argomento toccato in alcun modo. Da un lato, la sofferenza dell’innocente – peggio ancora se bambino – che interroga tutti noi e specialmente i medici; dall’altro, la profonda fiducia che il paziente – non solo bambino – ripone nella figura del medico come colui che aiuta. Ora, il paradosso è che questa stessa realtà può essere letta sia in senso favorevole all’eutanasia che alla tutela della vita. C’è chi strumentalizza la sofferenza, meglio ancora se dei bambini, per portare acqua al mulino della morte su richiesta, e chi invece vede nella fiducia accordata al medico, l’abbandono di chi spera di trovare sempre nell’altro un aiuto a vivere e a soffrire. Dipende sempre dalla nostra visione del mondo. Chiudiamo quindi con la puntuale riflessione del grande Mario Palmaro:

«Accettare la realtà e attribuire alla realtà il giusto significato sono tappe necessarie per giungere a riconoscere la natura dell’atto medico, cioè il senso e il fondamento della medicina. Infatti, o la medicina è definita da un significato intrinseco che rende coerenti i gesti compiuti di fronte alla malattia, oppure la medicina non ha tale significato e, dunque, esistono solo singole azioni tecniche compiute da persone che (per pura convenzione) chiamiamo medici. Ma in questa seconda ipotesi, la medicina non esiste più, è letteralmente finita» (Eutanasia: diritto o delitto?, Giappichelli, 2012, pp. 64 e ss.).

Vincenzo Gubitosi

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