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Home Page > Gender > Luxuria, parla lo psichiatra Cantelmi: «Restituire alla famiglia ciò che è della famiglia»
Cantelmi_Luxuria

La “lezione di transgenderismo” tenuta da Vladimir Luxuria in seconda serata su Raitre, continua a suscitare dibattito e reazioni. Secondo lo psichiatra Tonino Cantelmi una puntata come quella di Alla lavagna, trasmessa domenica scorsa, non sarebbe dovuta andare in onda, né in prima, né in seconda serata. Temi così delicati, come l’omosessualità o la transessualità – ha dichiarato Cantelmi a Pro Vita andrebbero affrontati solo in famiglia e, comunque, qualunque format televisivo destinato ai minori, andrebbe attentamente vagliato da rappresentanti di genitori, insegnanti e altre figure educative.

Quanto può incidere su orecchie innocenti un tipo di “didattica” come quella offerta nel programma cui ha partecipato Luxuria?

«Non ho visto la puntata in questione, tuttavia ritengo che ci sia stato un cortocircuito: credo che certe tematiche a età così sensibili andrebbero affrontate in famiglia e che la responsabilità principale dell’educazione su questi temi sia dei genitori. I genitori conoscono la sensibilità dei loro figli e sanno come parlare, come accoglierli, come sostenerli. Dunque, non credo che in una età così delicata sia giusto indirizzare loro un intervento così dirompente».

La “lezione” è andata in onda alle 22.20 ma inizialmente era prevista in prima serata. Vorrebbe mandare un appello al presidente Foa e ai vertici della Rai?

«Credo che la Rai possa svolgere una funzione di servizio e persino una funzione educativa e pedagogica, tuttavia temi così delicati, che riguardano l’identità della persona e che riguardano in definitiva lo sviluppo della persona stessa, non possono essere affrontati né in prima né in seconda serata. Credo che non sia questo il compito della televisione di Stato, la televisione cioè pagata dei cittadini. Inoltre c’è un altro bias in questa faccenda: una lezione rivolta a un pubblico di giovanissimi, di ragazzini. Su questo io credo che la funzione educativa della televisione debba rispettare profondamente le sensibilità e le responsabilità dei genitori».

Quali dovrebbero essere, piuttosto, i temi da trasmettere ai più piccoli (anche in una “lezione televisiva”)?

«Una programmazione educativa richiede la partecipazione dei soggetti preposti alle funzioni educative. Credo che valorizzare l’esperienza di genitori, educatori, insegnanti e altre persone che si occupano di bambini sia giusto e doveroso, in un’ottica però pluralista, attenta e rispettosa del compito costituzionale dei genitori di provvedere all’educazione dei figli. Dunque, prima di mettere in cattedra qualcuno, è opportuno che ci sia una riflessione condivisa».

Dal 29 al 31 marzo, a Verona, si terrà il Congresso Mondiale delle Famiglie: ritiene che questo contesto possa rappresentare una buona opportunità per rilanciare la libertà educativa e le prerogative delle famiglie riguardo alle problematiche cui accennavamo pocanzi?

«Restituire alla famiglia ciò che è della famiglia e creare rete di famiglie che sostengano le famiglie: direi che questo sarebbe un obiettivo importante, perché ricollocare al centro del campo la famiglia fa bene a tutta la società. Espellere la famiglia dal campo è solo distruttivo».

Luca Marcolivio

La voce del buon senso

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3 Commenti, RSS

  • Rita Di Battista

    dice su:
    27/01/2019 alle 17:09

    Condivido pienamente ciò che lo psichiatra Cantelmi ha detto a proposito della trasmissione andata in onda l’altra domenica . Speriamo che la Rai ne tenga conto è prenda provvedimenti. Via gender dalla Rai e dalle scuole. Basta basta basta…

    • Simone Sdondi

      dice su:
      22/02/2019 alle 11:08

      Peccato che lo stesso psichiatra abbia affermato di non aver guardato la trasmissione in questione. Il che equivale a dire che si dovrebbe eliminare ogni trasmissione che accenni a omosessualità e affini, come mi sembra di capire dal suo commento. E’ lo stesso modo di porsi di chi chiede l’eliminazione della religione e dei suoi simboli da qualunque ambito “pubblico”. Il mondo comprende queste realtà, non c’è una modalità di buon senso per poter parlare di tutto e di tutti senza “nasconderne” l’esistenza?

      • Redazione

        dice su:
        23/02/2019 alle 06:57

        Chiunque abbia un po’ di buon senso e un po’ d’esperienza con i bambini, sa bene che di certe cose ( questioni sessuali, ma non solo) bisogna oarlarne al momento giusto e quando il bambino è “pronto” a parlarne.

        Qualsiasi genitore sa cogliere questi momenti. Quindi, come viene il giorno in cui un figlioletto chiede “Ma come entrano i bambini nella pancia della mamma?” è giunta l’ora di spiegare senza reticenze quello che è bello e naturale, così il giorno in cui un bambino chiederà conto di questioni relative all’omosessualità, saranno i genitori a spiegare.

        Anche a scuola, certi argomenti non vanno “imposti” a tutti, proprio perché in un gruppo classe le sensibilità, le maturità e le esigenze sono diverse.

        Ancor di pi§: il signor Guadagno non ha alcun titolo per dare lezioni. Né ad adulti né a bambini. E non c’è bisogno di vedere e sentire quello che ha detto per capirlo.

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