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Home Page > Aborto > Manifestazione pro life al Mangiagalli, nonostante le polemiche, vince la libertà di pensiero
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Incredibile ma vero: la libertà di pensiero e di espressione è per tutti e non per pochi! È la dura realtà che ha sconvolto alcuni internauti che tramite Twitter hanno protestato rumorosamente contro l’autorizzazione concessa, ad alcuni attivisti pro life, di organizzare una manifestazione pacifica contro la 194, davanti alla clinica ginecologica del Mangiagalli di Milano.

La voce del buon senso Un evento durato un’ora e mezza, con una decina di cartelli sistemati dai manifestanti all’ingresso dell’ospedale recanti scritte come “Sì alla vita, no all’aborto” insieme a immagini di neonati. È successo lunedì mattina. Lo scorso febbraio, inoltre, i manifestanti, appartenenti all’associazione Ora et Labora in difesa della vita, avevano anche acquistato uno spazio pubblicitario per far comparire per alcuni giorni davanti alla clinica, una pubblicità a favore della vita. Tuttavia la loro presenza pacifica non era mai stata ben vista dal personale del Mangiagalli che, in passato, si sarebbe rivolto addirittura alle forze dell’ordine per far sospendere altre manifestazioni, ottenendo però, un immediato rifiuto dalle autorità competenti. Infatti, poiché i manifestanti rimangono sulla soglia dell’ospedale, e non vi fanno mai ingresso, non possono essere fermati, in quanto occupano uno spazio pubblico.

La libertà di espressione, una volta tanto non a senso unico, deve aver sconvolto alcuni internauti che, tramite Twitter, si sono rivolti al Comune di Milano, chiedendo come mai la manifestazione fosse stata autorizzata proprio lì, all’ingresso della clinica ginecologica, dove ogni giorno arrivano diverse donne per partorire o abortire. Viene da sorridere di fronte a una simile domanda che sembra non considerare nemmeno per ipotesi che la sensibilizzazione su un determinato argomento debba avvenire, quantomeno, all’interno di contesti affini all’argomento trattato: non si può certo pretendere di avviare una campagna di sensibilizzazione sull’aborto davanti a un supermercato o a qualunque altro esercizio pubblico che non abbia nulla a che vedere con la maternità…

Ma per tutta risposta il Comune ha replicato candidamente che «non si occupa di autorizzare o meno le manifestazioni». E, inoltre, non sono passate nell’indifferenza generale le dure parole di Pierfrancesco Majorino, attualmente assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute di Milano che riguardo la faccenda, e in particolare i manifesti esposti davanti all’ospedale, ha dichiarato: «Questi cartelli fanno schifo. Farò di tutto perché non possano sfregiare la città».

Per questo i responsabili di Ora et labora in difesa della vita hanno diffuso un comunicato stampa in risposta alle parole di Majorino nel quale precisano che «esprimere le proprie idee non è sfregiare la città, ma esercitare un preciso diritto garantito dalla costituzione». E che, inoltre, «in questo modo Majorino e i suoi amici, gettano la maschera e il regime del “pensiero unico” mostra, dietro una facciata di finta tolleranza, la sua vera natura intollerante e violenta».

Infine, l’Associazione sottolinea anche che «nessuno si farà intimidire» e che, tutte le volte che ce ne sarà bisogno, reagiranno «alle loro diffamazioni e ai violenti tentativi per togliere la libertà di espressione ai cittadini nella tutela della vita dalla nascita sino al suo termine naturale. E questo soprattutto in una città come Milano, che è la capitale morale d’Italia e della sua libertà. Nessuno può essere soggetto ai “diktat” di nuove dittature “democratiche” che si credono padrone del mondo e uniche dispensatrici della “libertà”».

Manuela Antonacci

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