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Home Page > Aborto > Manifesto di ProVita: anche a Perugia scatta la censura
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Davamo evidenza qualche giorno fa del fatto che a Perugia sono stati affissi in punti strategici della città sei manifesti contro l’aborto, riportanti l’immagine e la scritta che sono state rimosse a Roma.

Ebbene, a distanza di una manciata di giorni dobbiamo purtroppo registrare che anche nel capoluogo umbro di aborto e salute della donna non si possa parlare. Come riporta infatti Perugia Today: «Sono bastati pochi scatti fatti circolare su internet a sollevare, come a Roma, negli ambienti della sinistra e delle associazioni femministe una campagna anti-manifesto con tanto di indicazioni a scrivere al comune per farli oscurare o togliere del tutto. Una proposta che porta la firma dell’associazione Non Una di Meno – Perugia. Ecco il testo che si chiede di inviare tramite mail o di incollare sulla bacheca Facebook del Comune di Perugia. “Chiediamo a tutt* di copiare ed incollare il messaggio che segue sulla bacheca del Comune di Perugia e di inviare una mail a urp@comune.perugia.it per richiedere la rimozione immediata di questi cartelli. Più saremo a scrivere più sarà chiaro il nostro messaggio di dissenso! […] Come in precedenza hanno fatto le compagne romane, così anche noi chiediamo all’amministrazione comunale di Perugia di eliminare i cartelli raffiguranti un feto e “la depressione di abortire” dalle vie della città”. Il motivo di questo bisogno di oscurare il manifesto? Semplice boicotta una legge dello Stato e va contro i diritti delle donne. Questo sempre secondo le associazioni femministe».

Insomma, anche a Perugia le femministe si sono scatenate. Ma la polemica non è finita qui: come si vede dall’immagine che abbiamo posto in evidenza alcuni manifesti sono anche stati strappati. Perché la vita fa così paura?

Ad ogni modo, nella perfetta liceità di esprimere la propria opinione, ProVita non si fermerà e continuerà a lottare per il diritto di ogni bambino ad avere la vita e per la salute delle donne: molte altre sono le città che si esporranno per la vita nel corso delle prossime settimane.

Redazione

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5 Commenti, RSS

  • Massimo Milazzo

    dice su:
    08/05/2018 alle 14:04

    Io intanto vi do il mio 5×1000, in barba al finto femminismo di cui è impregnata la nostra bella società “moderna” e “libera”.

  • angelo mandelli

    dice su:
    08/05/2018 alle 22:49

    L’ associazione “Non Una di Meno” promuove l’ illegalità e le occupazioni abusive. Basti dire che l’ ultimo “convegno” che hanno organizzato a Milano lo scorso febbraio, è stato effettuato presso un edificio occupato abusivamente in viale Molise, e gestito dal centro sociale abusivo “Macao”. Addirittura sul loro sito web dove si propagandava questo evento (https://nonunadimeno.wordpress.com/tag/assemblea/), troviamo scritto quanto segue: “Per chi avesse problemi economici o per qualsiasi ragione avesse bisogno di ospitalità, possiamo provare ad organizzarci tra case e OCCUPAZIONI. Se vi trovate in questa situazione particolare”.
    Veramente singolare che questo gruppo che rivendica una “libertà” che arriva al punto da violare la legge ed occupare abusivamente immobili altrui, voglia conculcare la più basilare delle libertà umane, quale quella di pensiero e di affissione di manifesti. Manifesti che, fra l’ altro, erano pienamente autorizzati e pagati, a differenza delle loro attività.

  • Rachele Nofrini

    dice su:
    09/05/2018 alle 14:35

    Sempre queste persone hanno organizzato per l’8/3 una manifestazione blasfema davanti al Duomo di Perugia. Di una volgarità insuperabile. Davvero eccellenti. RN

  • Miriam Casella

    dice su:
    09/05/2018 alle 15:31

    Non siamo liberi di attaccare qualcosa di bello e vero è questa la verità .Siamo sotto una dittatura ďel pensiero unico .L Importante e ‘saperlo per non adeguarsi mai .A me quel bimbo piace .Coraggio bisogna andare avanti e difendere la vita !!!

  • LAURA RUBINI

    dice su:
    09/05/2018 alle 17:57

    Beh non dimentichiamoci che l’associazione Non Una di Meno ha organizzato una manifestazione blasfema l’8 marzo in piazza 4 novembre recitando il rosario con la parola vulva…..vogliamo dare credito a queste persone? Queste non sono femministe, le femministe si battono per non essere viste oggetti sessuali, e non vanno certo a denigrare il loro organo riproduttivo in piazza.

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