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Home Page > Notizie dall’Italia > Maternita’ in conto terzi costa fino a 35 mila euro Roccella (Pdl) presenta il Comitato ‘Di mamma ce n’e’ una sola’
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Costa dai 10.000 ai 35.000 euro e segue il flusso delle migrazioni, dal Sud al nord del mondo, ovvero dai paesi piu’ poveri, come India, Thailandia e Sud America, a quelli piu’ ricchi, come Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti. E’ la gestazione in conto terzi, una pratica di ‘liberismo procreativo’, come lo ha descritto oggi l’on. Eugenia Roccella, nel corso della presentazione, presso la Camera dei Deputati, del comitato ‘Di mamma ce ne e’ una sola‘. “Il comitato nasce per sensibilizzare al massimo l’opinione pubblica nei confronti di una pratica che, pur se vietata da una Risoluzione europea e dalla Legge 40, sta prendendo sempre piu’ piede, anche in Italia”, ha spiegato Roccella (Pdl), sottolineando che “una donna che ha una gravidanza e’ mamma, diritto negato nei paesi piu’ poveri dove prolifera la compravendita di ovociti”. E’ qui che ha preso piede il cosiddetto ‘turismo procreativo‘, commissionato da coppie in genere molto benestanti se non vip.
In alcuni paesi, come l’Italia, la Francia, la Germania, tentare una maternita’ surrogata e’ proibito esplicitamente per legge, in altri come Grecia e Olanda, e’ vietato il pagamento esplicito ma son facilitate “gravidanze altruistiche”, che consentono forme mascherate di scambio di denaro. Anche laddove vietate, hanno pero’ numeri in continua crescita: secondo uno studio del Directorate General for Internal Policies del Parlamento Europeo, in Francia il numero delle coppie committenti e’ stato di 125 nel 2008, 150 nel 2009, 170 nel 2010. “Sono i bimbi, ma anche le madri naturali l’anello debole della catena. Donne in genere povere, spesso analfabete e ignoranti rispetto a molti aspetti del contratto da loro firmato”, ha spiegato Olimpia Tarzia, presidente del Movimento PER Politica Etica e Responsabilita’ e coordinatore nazionale del comitato. Donne che percepiscono l’1-2% di quanto viene pagato dai genitori richiedenti, ha chiarito Tarzia, e alle quali non solo “e’ vietato, da contratto, cambiare idea” ma “sono persino obbligate ad abortire qualora il nascituro dovesse avere una patologia genetica”.

Fonte: ANSA

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