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Home Page > Gender > Omofobia indiretta, se manca il coraggio di andare alPride…
Gay pride_Commissione europea_Veneto_patrocinio_omofobia

«Al Politecnico non c’è un problema di omofobia, ma forse manca il coraggio: è comunque un ambiente conservatore», dice il prof. Sangermano a La Stampa.

Perciò gli organizzatori del Torino Pride e quaranta docenti del Politecnico e dell’Università sono stufi del semplice patrocinio – gesto formale – che i rispettivi rettori danno alla manifestazione dell’orgoglio LGBTQIA(…).

E’ giunta l’ora che essi siano fisicamente presenti in piazza, con tanto di striscione: «Adesso che c’è un movimento che lo chiede da dentro, saremo ancora più insistenti».

Il gay pride di Torino si terrà sabato 9 luglio e «Dopo i fatti di Orlando bisogna fare qualcosa e dare un messaggio ai giovani» aggiunge – sempre su La Stampa – il professore: «Resta che la lettera [d’invito a partecipare al Pride] spedita a cento docenti ha raccolto quaranta adesioni. E gli altri sessanta? Forse erano troppo impegnati, ma è comunque un segno di poca attenzione». Sarà. Forse è stato poco attento anche il prof. Sangermano ai fatti di Orlando: l’attentatore era un gay (o bisex), frequentatore di locali gay. Se poi l’adesione all’islamismo dell’Isis gli ha fatto commettere la strage, non crediamo che sia stato l’orientamento sessuale in sé delle vittime che gli ha armato la mano: al Charlie Hebdo e al Bataclan sono stati puniti gli Occidentali blasfemi e gaudenti. Categoria nella quale rientrano anche gli LGBTQIA(…). Se gli Islamici fossero omofobi, in senso stretto, se la dovrebbero prendere solo con gli omosessuali. Invece, bisogna riconoscere che non fanno alcuna discriminazione: se la prendono anche con gli etero… O no?

Ma certi ragionamenti sono troppo difficili per chi ormai ha in testa solo slogan ideologici e frasi fatte. Sul web, per il Torino Pride, è stata avviata la campagna “Mettiamoci la faccia”. Si tratta di omofobia “indiretta”, che è ancora molto diffusa, secondo Beatrice Balzola, del collettivo studentesco Identità Unite dell’Università, che denuncia: «L’anno scorso col comitato di garanzia abbiamo segnalato un prof che insegnava su un libro che diceva che l’omosessualità è malattia. All’Università, per il Pride, chiediamo un sostegno: lo faccia conoscere di più tra gli studenti».

Del resto poco importa che l’OMS riconosca il disturbo F66, il “disordine della maturazione sessuale”, cioè un’ insufficiente maturazione nella scoperta di sé.  Un disturbo diffuso tra chi ha avuto un’educazione sessuale eccessivamente precoce, sbagliata, sproporzionata rispetto all’età del discente, o sbilanciata da un rapporto asimmetrico, eccessivamente possessivo oppure  del tutto insufficiente con uno dei genitori.  Un disturbo che arreca malessere. E chi soffre di tale malessere ha tutti i diritti di chiedere aiuto e accedere alle terapie riparative che per legge si vorrebbero vietare, in Italia, e all’estero

Insomma, noi ci ostiniamo a far certi ragionamenti… Siamo anomali. Per fortuna che il Magnifico Rettore dell’Università di Torino è molto più comprensivo di noi: ha già detto che in qualche modo ci sarà, sarà presente anche se dovesse in quei giorni trovarsi all’estero. (Farà come Padre Pio?) .

Redazione


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