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Home Page > Fine Vita > Per non dimenticare Alfie Evans, conferenza stampa in Senato
Alfie-Evans

RuiuA un anno dalla sua morte, ieri, in Senato, presso la sala Caduti di Nassirya, si è tenuta una conferenza stampa per ricordare la storia del piccolo Alfie Evans, al fine di chiedere al governo di fermare la deriva eutanasica verso cui sta procedendo inesorabilmente la nostra società, attraverso un serio impegno a favore della vita. La vicenda di Alfie si configurò nei termini di un vera e propria battaglia legale combattuta a colpi di ricorsi, da parte della sua famiglia, presso la Corte Europea dei Diritti Umani. Una battaglia in cui scese in campo anche l’Italia, sia attraverso l’appello di Papa Francesco che chiese a gran voce di salvare la vita del bambino, sia attraverso il nostro stesso governo che concesse la cittadinanza italiana al piccolo, nella speranza di ottenere il suo trasferimento presso l’ospedale pediatrico Bambin Gesù, i cui medici avevano già espresso la disponibilità ad accoglierlo e a prestargli le cure necessarie affinché potesse continuare a vivere.

L’iniziativa, svoltasi ieri, è stata promossa dal vicepresidente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza sen. Simone Pillon e ha visto numerosi interventi: quello del senatore Massimiliano Romeo Capogruppo Lega al Senato della Repubblica, del senatore Stefania Pucciarelli, Isabella Rauti membro Commissione bicamerale infanzia e adolescenza, della dottoressa Silvana De Mari medico e scrittrice, della dottoressa Costanza Miriano giornalista e scrittrice, del dottor Emmanuele Di Leo presidente Steadfast Onlus e di Maria Rachele Ruiu di ProVita & Famiglia. Quest’ultima ha esordito con una domanda importante sul valore stesso della vita a cui è necessario che le istituzioni diano la risposta più giusta e vera:

«La mia vita vale? La tua vita vale? La risposta che diamo, che dà la politica, che diamo a chi ci guarda, che testimoniamo ai giovani è fondamentale e fondante. Potrei anche nominare Bella Moore Williams la bambina che, una volta staccatale la spina in accordo con i genitori, è sopravvissuta, anzi parla e cammina, in barba alla sentenza che aveva suggerito ai genitori di ucciderla, ma sarebbe residuale. Residuale sì, non perché non sia felice del suo miglioramento, ma perché la sua vita vale ora che cammina e parla, tanto quanto se non lo avesse fatto mai, o se un domani smettesse di farlo. Perché il problema, il quid, a mio avviso, è sì che Tom e Kate non volevano staccare la spina ad Alfie, ma anche e soprattutto che ci sono tantissimi genitori che, invece, imbevuti della cultura dello scarto decidono di far uccidere i figli, perché la loro vita è stata diagnosticata “inutile”, perché la vita dei loro figli, gli hanno giurato, non vale la pena. E chi decide se vale? Quali sono le categorie per cui una vita vale? Per qualcuno potrebbe essere una vita muta, qualcun altro una vita monca, o una vita in sedie a rotelle, o su un letto, o una vita cieca, o cosa? Mi pare che già nel secolo scorso qualcuno ha deciso quali fossero queste categorie. Ed è finita molto male. […] Ecco, ha senso ricordare la vita di Alfie, anzi la sua condanna a morte, e la sua penosa esecuzione, durata cinque lunghissimi giorni, ha senso anche se siamo qui mossi da un’urgenza. Dare noi chiaramente questa risposta: sì la tua vita vale sempre».

Per questo, come ha sottolineato Emmanuele di Leo, presidente di Steadfast Onlus, è necessario «chiedere al Governo un impegno serio, forte, determinato in favore della vita. Dimostriamo all’Europa che la deriva eutanasica può essere fermata. Ogni vita, anche la più fragile, è degna di essere vissuta. Non si può lasciare il potere di decidere della vita o della morte di qualcuno a medici e giudici». Infatti, l’assurda mentalità che c’è alla base di tutte le scelte in cui vince chi “stacca la spina”, è che la morte sia un diritto come un altro e che, dunque, vivere e morire siano scelte che hanno lo stesso valore, addirittura indiscutibili ma, come ha scritto Thomas Evans in un breve contributo affidato alla lettura Di Leo: «La tutela della vita del più debole deve essere il faro che guida le loro azioni, non un problema da risolvere […] Alfie ci ha dato questo compito e noi non lo deluderemo».

Manuela Antonacci

La voce del buon senso

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