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Home Page > Aborto > Promuovere la vita (e la “scelta”) non si può?
Scelta_aborto_Vita_ora et labora

Questo è il concetto di diritto di scelta che hanno gli abortisti: imbrattano la pubblicità pro vita di Ora et Labora in difesa della Vita posta davanti all’ospedale di Cantù.

Si tratta di una pubblicità, che abbiamo pensato e finanziato al fine di aiutare le mamme in tentazione di aborto a scegliere per l’accoglienza della Vita del proprio bambino.
I pro-choice, “per la scelta”, per definizione dovrebbero aiutare una mamma a compiere una scelta in piena coscienza e libertà.
Ma nei fatti non è così: se le femministe ci ostacolano e ci impediscono di mostrare la realtà del concepito e la profondità del suo rapporto affettivo con la madre è perché temono che questo possa dissuaderla dal compiere l’unica opzione per loro ammissibile: quella di sopprimere il figlio.
Senza contare che nella pretesa tutela di presunti diritti della donna ignorano bellamente quelli del concepito e del padre.

Se le donne invece si rendessero conto di essere state ingannate da chi ha agitato per loro lo specchietto per allodole del “diritto di scelta” e “diritto di aborto”, avessero il coraggio portare avanti le gravidanze invece di interromperle e di pretendere dai governi politiche economiche, sociali e fiscali a sostegno della maternità, legittimate dal fatto che i figli sono una ricchezza che va a beneficio dell’intera collettività; coloro che oggi si arricchiscono armeggiando nei loro grembi, coloro che trafficano con il prezioso “materiale biologico” per ingrassare l’industria cosmetica e farmaceutica dovrebbero dire addio ai loro cospicui e facili guadagni.

Vorrei dire agli ignoti che hanno imbrattato il nostro cartellone che non esiste nulla nell’aborto a favore della donna: è invece un atto di violenza estrema sul corpo femminile perché lo ferisce in quanto ha di più sacro e profondamente identitario.

Non c’è nulla di più grave che strappare un bambino vivo dal grembo di sua madre ed una società che induce o permette ad una donna di abortire è estremamente violenta e maschilista.

Vorrei dire agli imbrattatori che se loro oggi sono al mondo è perché la loro madre non li ha abortiti e che quindi non è giusto che vogliano negare il diritto di vivere a chi dopo di loro è chiamato a venire alla luce.

Vorrei dire loro che possono oscurare un cartello ma non la verità che quel cartello rappresenta e cioè che l’aborto equivale a un bimbo morto e al perenne ferimento psichico della madre.

Faremo ripristinare la nostra pubblicità pro vita che ricorda la profondità ed esclusività del rapporto affettivo tra il figlio nel grembo e la sua mamma e che non può esistere la libertà di abortire o di non abortire, perché non può esistere la libertà di uccidere o di non uccidere.

Di fronte ad un altro essere umano, la mia libertà si ferma perché comincia la sua, e solo nell’incontro, nell’accettazione e nel rispetto delle nostre due libertà, possiamo costruire una società civile.

Giorgio Celsi

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2 Commenti, RSS

  • Giuseppe Fortuna

    dice su:
    12/08/2018 alle 11:24

    E ancora una volta si palesa la raffinata intelligenza di costoro, che probabilmentenon si rendono conto che un manifesto pubblicitario con una gigantescaX nera attira l’attenzione molto più che se non ce l’avesse.
    Ancora una volta…grazie!

  • Andrea Gentile

    dice su:
    12/08/2018 alle 12:59

    Ottimamente detto e ben fatto Giorgio.
    Questa- ignorata dai più- è la battaglia decisiva come ben vedevano e prevedevano i più grandi santi del secolo scorso.

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