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Finalmente qualcuno si è posta la domanda: è lecito che la politica interferisca con le questioni scientifiche?

Il tema si è affacciato a proposito dei vaccini ma era da tempo che la questione andava affrontata, da quando la politica, e non la scienza, aveva stabilito che un essere umano è tale non dal suo concepimento bensì dopo la seconda settimana di vita per la semplice ragione che in questo modo diventava possibile effettuare qualsiasi sperimentazione sugli embrioni senza suscitare reazioni negative dato che l’embrione non doveva ancora essere considerato un essere umano. Anche la morte cerebrale è stata un’invenzione politica che aveva lo scopo di consentire l’espianto di organi perfettamente funzionanti che davano una garanzia di maggior successo nei trapianti.
Molto pesante è stata anche l’interferenza della politica e della magistratura nel momento in cui c’era da stabilire se a decidere del sesso di una persona fosse il suo patrimonio genetico oppure chi consentiva a ciascuno la possibilità di decidere in base alle proprie “percezioni” soggettive se essere maschio o femmina oppure qualcosa di fluido che sta nel mezzo e non bene identificabile.
Va poi ricordato come la scienza politicamente corretta abbia trascurato le conseguenze negative per la salute di un comportamento sessuale disinibito così da poter promuovere l’uso dei farmaci che contrastano le malattie sessualmente trasmesse, ivi comprese quelle che hanno il compito di ritardare le manifestazioni cliniche dell’AIDS.
Dunque, la domanda se la politica debba interferire o meno con le questioni scientifiche era una di quelle dovute e da parecchio.
A questo punto si affaccia anche un’altra domanda: cui prodest? Perché l’agire politico in certe circostanze tende a prevaricare la scienza? Ciascuno può interrogarsi e cercare da sé la risposta. Noi limitiamoci a ricordare come davanti alle debolezze e insicurezze umane ci siano tre strade da seguire:
1. Non fare un bel niente
2. Cercare di dissuadere chi si accinge a intraprendere una strada che si sa già essere irta di ostacoli e di conseguenze negative
3. Sfruttare la situazione esistente e trarne un vantaggio

Ciascuno può anche cercare da sé quale dovrebbe essere la risposta della politica in uno stato che annovera tra le sue mansioni quella fondamentale della tutela della salute dei suoi “concittadini”.
Ma, allora, c’è da chiedersi: in base a quali considerazioni e a quali pressioni agiscono le forze politiche?

Il 6 ottobre, per chi fosse interessato, all’Istituto Dante Alighieri di Roma,  in piazza di Firenze 27 si terrà il convegno: “Rivoluzione Antiscientifica e Secolarizzazione” in cui verrà approfondito il tema del rapporto tra scienza e politica e come il processo di secolarizzazione della società, che avrebbe dovuto liberare l’umanità dalle “superstizioni religiose”, ha finito con ottenere il risultato esattamente opposto.

Dina Nerozzi

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