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Home Page > Gender > Questionario gender nelle scuole medie dell’Umbria, parla Gandolfini
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Ti senti esclusivamente omosessuale, prevalentemente omosessuale, bisessuale o asessuale?”. Sono soltanto alcune delle domande contenute in un questionario sottoposto agli alunni delle terze medie dell’Umbria, predisposto appositamente da un docente universitario. Dopo aver chiesto a ragazzini di tredici anni quale sia il loro orientamento religioso e politico, il questionario scende nell’intimità andando a spulciare nella loro sfera sessuale. Iniziativa sponsorizzata dalla Giunta regionale umbra, non nuova a queste iniziative. Il sospetto è che, con la nobile intenzione di contrastare fenomeni come il razzismo e il bullismo, visto che questo apparentemente sarebbe lo scopo dell’iniziativa, si tenti di promuovere l’ideologia gender fra i bambini e gli adolescenti. Del resto si chiede anche agli alunni se secondo loro due persone dello stesso sesso possono essere buoni genitori, o se proverebbero imbarazzo a farsi visitare da un medico gay.
L’Ansa riporta le dichiarazioni del Ministro Bussetti che è intervenuto sulla vicenda specificando di volerci «vedere chiaro» e di aver già «chiesto un approfondimento all’Ufficio scolastico regionale» per capire se ci sia stato o meno un coinvolgimento delle famiglie.
Contro l’ennesimo tentativo di indottrinamento nelle scuole è sceso in campo il Comitato del Family Day per altro attivamente impegnato in questo periodo nell’organizzazione del Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families) che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo 2019. Noi di Pro Vita abbiamo intervistato il coordinatore nazionale del Family Day, il medico Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli che interverrà al Wcf come relatore.

Perché si vogliono indottrinare gli adolescenti? Proprio perché trovandosi nell’età dello sviluppo è più facile condizionare il loro orientamento sessuale?

«Siamo in presenza dell’ennesimo chiaro tentativo di imporre la dittatura del pensiero unico e per riuscire nell’intento è necessario partire dalle nuove generazioni. Il programma è chiaramente quello di costruire una società completamente nuova rispetto ai valori fondamentali e tradizionali. Per farlo vogliono partire  addirittura dalla scuola d’infanzia o dalle medie come nel caso dell’Umbria, indottrinando gli alunni e utilizzando strumenti ingannevoli. Si vede lontano anni luce che lo scopo di questa iniziativa non è contrastare bullismo e discriminazioni, nel momento in cui vengono tirati in ballo argomenti intimi e personalissimi che i ragazzini a quell’età devono gestire esclusivamente con i propri genitori. La scuola non è autorizzata a passaggi di questo genere».

Qual è l’aspetto più inquietante del questionario?

La voce del buon senso «Nella seconda parte si affrontano le problematiche delle persone omosessuali sia maschili che femminili, e in entrambe le sezioni si chiede di sapere cosa pensano gli alunni sulla possibilità per una coppia gay di adottare dei bambini. In un altro passaggio si chiede se può esistere soltanto la famiglia eterosessuale o se è giusto che esistano anche famiglie diverse. Tutte domande chiaramente tendenziose, ma la cosa più offensiva verso l’innocenza dei minorenni è la parte in cui si parla del proprio orientamento sessuale, fino a chiedere se ci si senta omosessuali e a che punto. Trovo questo molto grave e lesivo dell’autorità genitoriale, perché prima di porre certe domande a dei ragazzini andrebbero interpellati i genitori. Per altro al questionario è stata allegata una richiesta di consenso che fa ridere per la sua genericità. Si chiede in pratica soltanto se si è d’accordo a effettuare un sondaggio contro discriminazione e bullismo. Se una tale richiesta di consenso fosse presentata da ognuno di noi in ambito medico finiremmo tutti in galera. Peccato che di bullismo e discriminazione si parli in modo molto superficiale. La parte più imbarazzante resta quella che coinvolge la sfera intima del ragazzo. Non dimentichiamo oltretutto che lo sviluppo della personalità fra maschio e femmina a tredici anni non è identico. Le bambine hanno già una certa maturità che manca ai maschietti».

Hanno soltanto l’arma dell’inganno per propagandare l’ideologia gender?  Forse perché sanno che i genitori difficilmente darebbero il consenso a certi tipi di iniziative? Per questo tendono a mascherarle?

«È per questo che abbiamo allertato le autorità. Al Ministero dell’Istruzione abbiamo chiesto di vigilare, perché è molto probabile che anche al Miur vengano presentati programmi apparentemente orientati alla lotta contro il bullismo che poi nascondono ben altro. E naturalmente questo messaggio lo abbiamo indirizzato ai genitori invitandoli a non firmare più assegni in bianco o richieste a scatola chiusa, perché devono sapere come un questionario verrà svolto, da chi, e con quale metodologia. Perché il paravento della lotta al bullismo è stato più volte utilizzato come cavallo di Troia per far entrare nelle scuole la propaganda gender. Questo non deve più accadere».

Come pensate di reagire a questa ennesima provocazione?

«Innanzitutto il Ministero ha scritto una circolare inviata a tutte le scuole, nella quale si specifica che il genitore deve essere informato su tutto e che l’autorità sui figli deve tornare in capo a loro. Ovunque ci chiamano poi, organizziamo incontri e conferenze, anche con uno stretto rapporto con gli insegnanti, molti dei quali la pensano come noi e si sentono oggi con le spalle protette anche grazie alle nostre mobilitazioni. Infine abbiamo intenzione già nei primi mesi del prossimo anno di presentare un Disegno di legge per mettere al bando nelle scuole qualsiasi tipo di insegnamento in contrasto con la costruzione di una sana e corretta personalità dell’individuo. In parole povere la messa al bando dell’ideologia gender».

Americo Mascarucci

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