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Home Page > Gender > Reggio Emilia, bagni “gender free”: l’ideologia va al bagno
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Sta facendo discutere ultimamente, il singolare gesto del Comune di Reggio Emilia, che ha recentemente firmato un Protocollo «per il contrasto all’omontransofobia e omotransnegatività e per l’inclusione delle persone Lgbti» che prevede, tra le altre disposizioni, bagni “gender neutral” e l’aggiunta di un terzo genere sui documenti di identità, corrispondente alla casella “altro” che può essere utilizzato anche dai lavoratori in  fase di transizione sessuale. È la prima volta che si verifica una cosa simile nel nostro Paese. Tra l’altro, all’iniziativa hanno aderito anche università, asili nido e Ausl, cofirmatarie del protocollo in questione, della durata di cinque anni, sono anche altre realtà reggiane, tra cui Comune, Provincia, Regione Emilia-Romagna e Arcigay.

La voce del buon senso L’iniziativa è stata annunciata con aria trionfante dal sindaco piddino Luca Vecchi che in riferimento al Protocollo ha affermato: «Tale documento sancisce l’impegno strutturato delle istituzioni sottoscriventi a promuovere i diritti delle persone Lgbt e a contrastare le discriminazioni. Il municipio reggiano sarà il primo a essere dotato di una terza porta della toilette, quella dei cosiddetti “bagni neutrali». Ma non finisce qui perché il Protocollo prevede anche il rispetto di una serie di altri “punti”, ad esempio le barriere di sicurezza dei computer comunali verranno modificate in modo da non bloccare le ricerche che contengano i termini “gay”, “lesbica” e “transessuale” e le biblioteche cittadine verranno sommerse di libri veicolanti l’ideologia gender.

Stupisce come, in riferimento all’iniziativa dei bagni gender neutral, si sia riflettuto poco sulle conseguenze più logiche e prevedibili che potrebbero comportare. Pensiamo a ciò che sta accadendo in quei paesi come l’America e l’Inghilterra in cui da tempo si fa uso di bagni “unisex” e dove si riscontra un impressionante aumento di violenze, ai danni delle donne, che avvengono in contesti simili. Ci riferiamo ai dati pubblicati dal Sunday Times sugli abusi nei  bagni e spogliatoi “gender free”. Di 134 denunce per “aggressione sessuale” in strutture pubbliche esposte nel Regno Unito fra il 2017 e il 2018, ben 120 (ossia il 90 per cento) sono avvenute negli spogliatoi “unisex” pensati per non discriminare chi, nato con un sesso biologico, pretende di riconoscersi in quello opposto. Una situazione allarmante che si registra anche in America, dove Trump, da qualche tempo, ha archiviato con decisione le assurde linee guida emanate da Obama per promuovere l’uso dei bagni e degli spogliatoi scolastici in base all’orientamento sessuale percepito dallo studente per il rischio concreto di violenze ai danni del gentil sesso che queste iniziative comportano.

Dunque anche in Italia dovremo attendere i prossimi episodi di violenza per comprendere che non c’è atteggiamento “politicamente corretto” che tenga contro la natura, che per quanto la si forzi, la si soffochi e la si neghi, prima o poi verrà fuori in tutta la sua verità ribellandosi, in questo caso a danno di qualcuno?

Manuela Antonacci

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2 Commenti, RSS

  • nicola par

    dice su:
    29/04/2019 alle 09:01

    quale sarebbe la differenza tra questi bagni neutrali e i bagni unisex come se ne trovano in tutto il mondo e anche in moltissimi ristoranti bar e aziende/uffici fiere sagre di paese etc. in tutta Italia?
    in quelli unisex entrano tutti e in questi?

  • Angelo Mandelli

    dice su:
    01/05/2019 alle 00:12

    Parlano di lotta alla discriminazione. In realtà stanno discriminando quelli che hanno idee diverse dalle loro sul significato della sessualita’. Vietato pensare che la disforia di genere sia un disturbo e non un bene. Ideologia imposta a tutti dagli enti pubblici. Come in unione sovietica. Vietato anche pensare che l’ aborto sia un delitto, e pillole del giorno dopo vengono spacciate agli adolescenti….

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