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Home Page > Aborto > Slittata la mozione FDI. Roma “città a favore della vita” ce la spiega Lavinia Mennuni
Mennuni

In Campidoglio è slittata la mozione pro vita presentata da Fratelli d’Italia e rivolta a far proclamare ufficialmente anche Roma, come già Verona, “città a favore della vita”, inserendo questo principio nel suo statuto. La mozione chiede di «predisporre un piano straordinario che rimetta al centro delle politiche capitoline la famiglia e la natalità, a partire dalla leva fiscale con il quoziente familiare e di prevedere nella prossima manovra di bilancio le risorse necessarie per sostenere i centri di aiuto alla vita operanti sul territorio e ulteriori progetti e servizi finalizzati ad informare le donne sulle alternative all’interruzione volontaria della gravidanza». Come prevedibile, l’iniziativa è stata subito interpretata non in favore della vita umana, ma quale rivolta contro la legge 194 che è considerata una sorta di dogma dalla sinistra e dai movimenti pro-aborto. Il Movimento 5Stelle ha già annunciato voto contrario, mentre esponenti del Pd e di Liberi e Uguali hanno presentato delle mozioni alternative. Per capire lo spirito che ha animato la mozione del partito di Giorgia Meloni, che il 4 novembre sarà di nuovo in Aula, abbiamo intervistato il consigliere comunale di FdI, Lavinia Mennuni.

“Roma città a favore della vita”. Quanto è importante oggi affermare questo principio?

«A Roma purtroppo il problema dell’interruzione di gravidanza è molto serio. Da qui la nostra iniziativa rivolta a far sì che la Capitale segua l’esempio di Verona diventando città per la vita, che vuol dire in primo luogo città dell’accoglienza. Per noi accoglienza significa anche dare sostegno a tutte quelle realtà che operano per evitare che si arrivi all’interruzione della gravidanza. C’è una legge, la 194, a fronte della quale sei milioni di neonati non hanno visto la luce, anche perché c’è una parte della legge stessa che non è stata mai applicata. Le politiche volte a scoraggiare l’aborto e a sostenere la maternità sono del tutto carenti e avrei sperato che un sindaco donna potesse avere una sensibilità diversa. Non mi sembra sia così, a giudicare dal comportamento che ha avuto nei confronti del manifesto di Pro Vita sul piccolo feto. Non ho mai capito sinceramente perché la Raggi l’abbia voluto far rimuovere visto che in fondo, pur smuovendo le coscienze, metteva l’opinione pubblica davanti ad una verità indiscutibile. Le attività pro vita vanno sostenute soprattutto in un epoca in cui l’Italia ha uno tra i più bassi tassi di natalità fra i più bassi a livello europeo e mondiale».

Il M5S ha già detto che voterà contro la vostra mozione. Come risponde?

«Spero che nei banchi dei 5Stelle, dove spesso abbiamo visto in azione anime diverse, possano arrivare anche dei sostegni, come avvenuto in occasione di altre mozioni che abbiamo presentato e che non riguardavano i temi etici. All’interno del gruppo sono emerse posizioni differenti e alla fine una è prevalsa sull’altra. La democrazia è anche questo, sperare che una parte del Movimento possa agire diversamente».

La vostra mozione ha scatenato forti polemiche, perché qualsiasi iniziativa che in qualche modo va a impattare con la legge 194 finisce inevitabilmente per essere contestata a priori. Come replica a chi vi accusa di voler negare i diritti della donna?

«Il tema è molto semplice. Noi abbiamo l’esigenza di incentivare la natalità perché c’è stata una legge che è stata applicata solo per impedire la nascita di sei milioni di neonati. E non è invece stata applicata la sua prima parte volta a disincentivare la pratica del aborto. Ritengo che infierire su una piccolissima persona, anche se concepita da appena novanta giorni, che ha già un cuore che batte e una vita in cammino, sia una cosa inaccettabile, ma questa è una mia opinione personale. Ci si accanisce su una creatura indifesa che non ha neanche un volto da frapporre a chi decide di interrompere la sua esistenza. Per quanto possa essere difficile la condizione di una donna che si trova ad aver concepito un bambino, penso che nessuno sia nelle condizioni di poter decidere che quel neonato non debba nascere. La donna va sostenuta, aiutata, e purtroppo non vedo politiche adeguate a sostegno della maternità né a Roma, né in Italia. Quando ero delegata alle Pari opportunità del Campidoglio, capitava spesso che i movimenti  abortisti  fossero molto duri nei miei riguardi proprio perché rivestivo questo ruolo. E io rispondevo che non c’è soggetto che necessitasse di pari opportunità più del nascituro che deve avere l’opportunità di vivere».

Ma perché la società vuole l’aborto a ogni costo? E cosa farete se la vostra mozione non dovesse passare?

«La storia ha spesso insegnato che sono state proprio le minoranze a incidere in modo molto più forte sul raggiungimento di certi obiettivi, e la legge 194 ne è la conferma. Queste minoranze hanno ritenuto di dover portare avanti un certo tipo di politiche, con una forza tale da permettere loro di invadere i media e influenzare. Senza prestare però autentica attenzione per il tema della salute della donna, o per il nascituro che non viene considerato quale soggetto di diritti ma oggetto di diritti altrui. Io non condivido queste linee perché la vita ritengo sia la prima cosa per la quale tutti noi dobbiamo lavorare e lottare. Questo dobbiamo farlo con serenità e coraggio. Mi spiace notare che ogni volta che ci si trova davanti ad iniziative in difesa della vita umana, vi siano gruppi di persone pronte a difendere con forza le loro posizioni contrarie, mentre tranne Pro Vita, Generazione FamigliaFamiglia  domani e altre associazioni con cui ho collaborato in passato, sono poche quelle realtà disponibili a imporsi con altrettanta forza in favore di questi temi».

Americo Mascarucci

La voce del buon senso

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