13/04/2019

Tribunale Venezia, la legge Cirinnà contiene disposizioni “incostituzionali”. Ma attenti...

Nonostante le attuali “spinte creative” che caratterizzano il mondo forense nel riconoscere realtà inesistenti come i “figli di due mamme” e i “figli di due papà”, c’è ancora chi rispetta la legge e non rinnega la realtà. Parliamo dell’ufficiale giudiziario del Comune di Venezia che ha opposto il suo rifiuto alla richiesta di indicare, in un atto di nascita, un bambino, nato due anni fa tramite fecondazione assistita, come “figlio di due mamme”.

Il caso specifico è costituito da quello di una coppia di donne veneziane unite civilmente: una di loro, un paio di anni fa è rimasta incinta tramite fecondazione eterologa a Copenaghen ma poi ha partorito all’ospedale di Mestre. Ebbene, le due donne si sono presentate al Comune di Venezia chiedendo di essere iscritte entrambe come “mamme” nell’atto di nascita. Ma l’ufficiale di stato civile si è rifiutato di riportare quella che è di fatto una bugia, trascrivendo piuttosto, pari, pari, la situazione reale dei fatti, indicando cioè il piccolo come «nato dall’unione naturale con un uomo, non parente né affine» con la partoriente, dandogli, perciò, solo il cognome di quest’ultima. Le due donne, hanno allora deciso di fare ricorso al Tribunale di Venezia chiedendo di dichiarare illegittimo il rifiuto del Comune e di rettificare l’atto di nascita, indicando i nomi di entrambe come “madri”.

Tuttavia la decisione del Tribunale è stata imprevedibile e spiazzante perché i giudici hanno rimesso la questione nelle mani della Consulta, dichiarando che la legge Cirinnà contiene delle disposizioni “incostituzionali” e discriminerebbe le coppie gay in quanto il decreto in vigore non disciplinerebbe l’aspetto della genitorialità e dunque anche quello della trascrizione degli atti di nascita.

Ricordiamo quanto, in proposito, ha più volte affermato Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, il quale in diverse occasioni ha tenuto ad affermare che: «L’atto di nascita “confezionato” dall’ufficiale dello stato civile italiano non prevede la possibilità che sia dichiarata una doppia paternità o una doppia maternità. L’impostazione del nostro sistema, orientata all’elemento naturale, prevede per l’atto di nascita un padre e una madre, non altre possibilità». Dunque il fermo e coraggioso rifiuto dell’ufficiale giudiziario in questione, non si può che definire l’atteggiamento di chi, anche in campo burocratico, rispetta la legge e non vuole imporre una morale o un’ideologia (al contrario di chi pretende il riconoscimento di doppie paternità o maternità inesistenti in natura) ma il semplice e doveroso riconoscimento di quella che è la realtà (biologica) dei fatti e che, a quanto pare è ancora tenuta in considerazione da qualcuno.

Manuela Antonacci

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