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Home Page > Aborto > Uccidere la vita non è una scelta libera
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Abbiamo già parlato delle “Indesiderate”, protagoniste del libro di Andrea Mazzi… donne scartate, vessate e umiliate perchè colpevoli di custodire una vita umana non voluta.

La testimonianza che sto per raccontare dice chiaramente e una volta per tutte la verità sull’aborto, sul male che esso genera e sulla profonda schiavitù che nasconde dietro il nome di “diritto” e di “libertà”.

La vita di Giulia, la cui storia ci viene raccontata da un articolo di InTerris, è stata completamente distrutta da ciò che molti definiscono una “conquista del genere femminile”.

«Quando ho scoperto di essere incinta – racconta Giulia – ho provato ansia e terrore di portare avanti la gravidanza, ho avuto paura della reazione di mio marito, lui non era assolutamente d’accordo su questa gravidanza, mentre io desideravo molto un altro figlio».

Così il dramma di Giulia passa attraverso l’incomprensione del marito e l’istigazione delle colleghe. Molti pensano che per plagiare una persona serva chissà quale grande arte mistificatoria del reale… mentre basta anche solo la solitudine forzata, l’emarginazione ed il rifiuto.

Quante donne affermano di essere state vessate con i soliti discorsi, che il bambino è un peso, che la gravidanza è una sciagura… quante sono state isolate in questi momenti di difficoltà e quante sono state istigate (persino con minacce) a togliere la vita al proprio figlio.

E questa la si può definire una scelta libera? Non è piuttosto una forma di condizionamento forzato? O, meglio ancora, di violenza vera e propria?

«Il giorno dell’aborto è stato il giorno più brutto della mia vita. Nel momento in cui ho preso le pastiglie per l’intervento, mi sono sentita crollare il mondo addosso, ho detto: “Io ti ho concepito, ma in questo momento io ti uccido. Sto decidendo la morte per te e questo non è giusto”».

Ciò che traspare da queste parole tutto sembra meno che libertà. Ora Giulia ha intrapreso un percorso per “superare il lutto” del figlio, aiutata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII (che quest’anno si fa carico in tutta Italia di 435 donne che vivono una maternità difficile).

Questa testimonianza non è l’unica a presentare l’aborto come una vera violenza sulla donna, pari a quella dello stupro (senza nulla togliere ad esso). Sono tante le donne ingannate da chi va dicendo che si tratti di una scelta liberante.

Quella di uccidere la vita del proprio figlio non è affatto una decisione libera, in molti casi che nessuno vuole considerare. Così come nessuno vuol dire alle donne quali sono i rischi che corre la loro salute fisica e psichica in seguito a un aborto.

Per questo dobbiamo firmare e far firmare la nuova petizione di ProVita affinchè le donne non cadano più in questa incredibile menzogna di cui sono vittime tanto quanto i loro figli.

Luca Scalise


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Per la salute delle donne:

per un’informazione veritiera sulle conseguenze fisiche e psichiche dell’ aborto 

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