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Home Page > Notizie dall’Italia > Unioni gay: il Massimo di Palermo è in anticipo
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Le unioni gay non sono ancora legge dello Stato e già c’è chi precorre i tempi.

E’ il caso del Teatro Massimo di Palermo, come ci informa il Corriere della Sera.

Si tratta infatti del primo teatro italiano che, attraverso un accordo con le parti sindacali, ha deciso di riconoscere ai suoi dipendenti il diritto di usufruire dei permessi matrimoniali per nozze e unioni civili, anche tra omosessuali. Anche i gay potranno così ottenere i 15 giorni di congedo attualmente previsti solo per i matrimoni etero.

Il fatto non stupisce. Lo stesso teatro, in effetti, da tempo illumina le imponenti colonne della sua facciata con i colori della bandiera arcobaleno in concomitanza con la settimana delle celebrazioni del Gay pride e spesso ha concesso le sue sale per le manifestazioni degli LGBT.

Il sovrintendente dell’ente lirico siciliano, Francesco Giambrone, ha definito questa scelta un atto di civiltà, perché in tal modo si manifesta concretamente la solidarietà a tutti i lavoratori, senza alcuna distinzione e discriminazione. Bludental

Ha espresso il suo apprezzamento anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, secondo cui il Massimo è un esempio per quanto concerne la tutela dei diritti del mondo del lavoro.

D’altra parte, l’amministrazione comunale del capoluogo siciliano è da sempre molto sensibile alle istanze della comunità LGBT. Orlando ha approvato il registro delle unioni civili già due anni fa e ha sempre concesso il patrocinio al Gay pride, assicurando la sua partecipazione insieme ad alcuni assessori della giunta. Il sindaco si è detto pure favorevole a trascrivere i matrimoni omosessuali celebrati all’estero.

Sempre a Palermo, inoltre, anche l’azienda municipalizzata dei trasporti ha adottato tempo fa la stessa decisione del Teatro Massimo.

Si tratta di tanti piccoli provvedimenti che trasmettono un messaggio ben chiaro e inequivocabile: ogni orientamento omosessuale va legittimato e sdoganato. Tutto è normale e tutto va bene. Basta che ci sia l’amore. E se la politica non riconosce le unioni civili, bisogna fare pressioni dal basso, a partire dalla società civile. La senatrice Cirinnà sarà contenta.

Redazione

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DALLA LEGGE CIRINNA’

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