28/09/2015

Utero in affitto – File audio del mercato di donne e di bambini

Alessandra Benignetti, sul Giornale.it,  ha pubblicato alcuni file audio dei nostri inviati speciali che  a Milano hanno documentato il losco traffico di donne e di bambini che avviene in spregio alla legge e alla dignità umana, la pratica nota come utero in affitto.

Potete ascoltarli con i vostri orecchi, anche se ovviamente la registrazione non è pulitissima.

Alcune delle frasi degne di nota:

– «Almeno 25 coppie di uomini con bambini, tutti a Milano eh», «son tanti, se ci pensi, e nessuno ha avuto problemi»; «Ne conosciamo tantissimi di papà che sono tornati nell’ultimo anno e mezzo»: ciò vuol dire che la pratica è decisamente diffusa. Possibile che non ci sia stato nessuno che abbia avuto mai sentore dei reati perpetrati?

– «La cosa importante è il rimpatrio, ma non devi tornare direttamente in Italia, devi fare uno scalo in un Paese dove non ci sono problemi», come Francia o Germania. E poi il gioco è fatto: «in Italia sul passaporto c’è scritto che è mio figlio».

– Si sente anche che gli Stati Uniti sono il Paese dove c’è il miglior rapporto tra qualità e prezzo del bambino: meno cari del Canada dove «ad una coppia di amici hanno chiesto 500mila euro, si son dovuti vendere casa», mentre in India la qualità delle cliniche è scadente.  In Ucraina, la «surrogata» costa meno, ma «rimane ufficialmente la madre, ma se ti chiede 10mila euro per rinunciare?».

 – «La procedura è illegale per la legge italiana»; «Se tu in Italia hai un figlio surrogato arrivano gli assistenti sociali».

La parola “madre” durante le tre ore della riunione viene pronunciata una sola volta. Questo anche è degno di nota: che ne è, infatti, della madre di quelle creature ordinate su misura, selezionate, pagate e ritirate come merci di magazzino?

Una donna che accetta per denaro di portare avanti una gravidanza di nove mesi – con tutto il coinvolgimento psico-fisico che ne deriva, che nessun uomo potrà mai comprendere – ha compiuto un gesto veramente libero? Oppure si approfitta della povertà (e dell’avidità, che forse è più grave ancora) per comprare carne, sangue, umori, malesseri, tenerezza, mal di schiena, gioia, stupore...

E’ davvero una vergogna.

 

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