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Giovanni Verga, esponente d’eccellenza della cultura laica tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, ha celebrato a più riprese nei suoi scritti i valori familiari, che vedeva minacciati dall’edonismo e dal desiderio d’avventura : ne I Malavoglia il giovane ‘Ntoni, che si allontana da casa, si perde. Alessi, che non se ne stacca, si salva… Ho citato volutamente Verga e non Manzoni o Chesterton, perché non c’è bisogno d’essere cattolici per credere nel valore salvifico della famiglia e nel ruolo portante che essa ha – e ha sempre avuto – nella società umana.

Anche la nostra Costituzione (art. 29 e ss.), “riconosce” i diritti della “società naturale fondata sul matrimonio”: se i diritti della famiglia sono “riconosciuti”, significa che sono preesistenti
alla legge dello Stato, in quanto attinenti alla sfera del diritto naturale, con buona pace del positivismo giuridico.

Tutto ciò che è naturale, è sano e buono e va rispettato e preservato, dicono gli ecologisti. Tutti sono d’accordo. Invece chi oggi chiede di preservare la natura umana, la società naturale uomo – donna – bambini, è uno spregevole “omofobo” degno della massima riprovazione sociale.

Il divorzio, l’aborto, la liberalizzazione della droga, l’eutanasia, sono gli strumenti di una politica diabolica volta alla distruzione dell’uomo e della civiltà. Opera che si realizzerà tanto prima quanto più si sgretolerà il nido, il baluardo, la culla dove ogni essere umano si forma, si evolve: la famiglia.


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