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Ottobre 2018 – Notizie ProVita – C’era una volta il maschio

Qualche tempo fa un amico mi ha illustrato la tecnica del “maschio sterile” (oggi più nota come “tecnica dell’insetto sterile”), appresa da un bollettino della Iaea (Agenzia internazionale per l’energia atomica). In certe zone dell’Africa equatoriale, si è tentato di debellare le pericolosissime mosche tse-tse con diversi tipi di insetticidi, senza alcun risultato. Finché non si è provveduto alla cattura di un massiccio numero di insetti di sesso maschile (facilmente distinguibili per il dimorfismo tra i sessi), i quali sono stati irradiati con raggi gamma a dosi tali da renderli sterili senza ucciderli, e poi sono stati rimessi in libertà. In breve la popolazione di mosche tse-tse nelle zone trattate si è estinta naturalmente e spontaneamente.

Questo stesso metodo è poi stato adottato con grande successo nella lotta contro numerosi altri tipi di parassiti. Quello che vale per gli insetti, può funzionare anche con gli esseri umani? Ne parliamo in questo numero di Notizie Pro Vita.

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Negli ultimi decenni abbiamo assistito passivamente a una progressiva evirazione degli uomini e a una contemporanea maschilizzazione delle donne. È cominciata con la moda unisex negli anni Sessanta e oggi vediamo maschi con pelle glabra, sopracciglia definite, che usano creme, makeup e frequentano saloni di bellezza tanto quanto le donne. E non è solo una questione estetica. La femminilizzazione del maschio è il risultato finale della propaganda dell’ideologia gender, che rientra nella più ampia deriva nichilista tesa a creare una società sempre più “liquida”, dove l’essere umano conta meno degli animali. L’uomo diventa un pupattolo senza identità definita, in balia delle armi di “distrazione” di massa: smartphone, Tv, social e videogiochi creano nuove dipendenze, subdole e comunque pericolose, come la droga, che del resto ormai è sempre più libera. Stiamo assistendo alla realizzazione di un progetto di ingegneria sociale, potente e riccamente finanziato dai fautori della cultura della morte tesi a distruggere l’umanità? A guardare l’andamento demografico, soprattutto in Italia e in Europa, sembrerebbe di sì.

Per questo siamo tutti – uomini e donne – chiamati a impegnarci in prima persona per contrastare questa tendenza transumanista.

Un impegno che passa anche per la riscoperta del valore delle caratteristiche e delle doti che la natura ha dato agli uomini, quelle dei cavalieri di una volta. Non è di moda riscoprirle e rilanciarle, ma tutti gli uomini, nel proprio intimo, desiderano incarnarle.

Toni Brandi


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