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Siamo felici di ospitare in questo numero un’intervista a Nek, un cantante giovane che parla ai giovani di Vita e che quindi rappresenta un segno di speranza. Il suo intervento va a compensare il fatto che il tema di questo mese è molto triste e doloroso.

Accade più spesso di quanto si possa pensare, infatti, ciò che è accaduto a Gianna Jessen, cioè che i bambini abortiti nascano vivi, ma la maggior parte di loro non ha la fortuna che ha avuto la Jessen.

Fece scalpore, nel 1999, la trasmissione di Canale 5 “I figli dell’aborto”: un bambino di sole 24 settimane se la cavò bene e venne poi dichiarato adottabile. Casi analoghi, purtroppo senza il lieto fine, si sono verificati nel 2007 a Firenze e nel 2010 a Rossano Calabro.

Bisogna sottolineare, per inciso, che in casi come questi la nostra legge 194 consente l’aborto terapeutico oltre le 21 settimane. A parte il fatto che “terapeutico” dovrebbe significare “che cura”, e invece uccide, si usa questo sistema per eliminare bambini con malformazioni – come il labbro leporino – che potrebbero essere facilmente corrette con un intervento chirurgico dopo la nascita, o anche prima, visti i passi da gigante fatti dalle terapie fetali in questi ultimi 20 anni.


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"Dai voce a chi non può parlare"


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