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Home Page > Aborto > Aborto e menzogna: da Norma McCorvey (Jane Roe) a Seveso
Roe vs Wade_aborto_Stati Uniti

In molti Stati d’America, oggi è ancora possibile l’aborto fino al nono mese, grazie alla Roe vs Wade. La famosa sentenza del 1973, che ha introdotto un inganno (l’aborto inteso come “cura” per la salute delle donne) attraverso un altro inganno e cioè le storie completamente false che hanno indotto la legalizzazione. Tuttavia, grazie alla menzogna, questa sentenza ha cambiato la morale e i costumi degli americani.

Uno dei casi manipolati a regola d’arte fu proprio quello che vide come protagonista “Jane Roe” (uno pseudonimo usato in America per garantire l’anonimato durante il processo) che nella realtà si chiamava Norma McCorvey, una giovane donna dalla storia travagliata (faceva uso di alcol e droga e aveva  una vita sessuale sregolata) sposata con un uomo violento da cui ebbe due figli. Nel 1969 poco più che ventenne, rimasta incinta del terzo figlio, venne letteralmente adescata, a Dallas, dall’avvocato Sara Weddington che portò il suo caso pietoso in tribunale, non esitando ad affermare il falso e cioè che la gravidanza di Norma fosse frutto di uno stupro e plagiando la donna, fino a convincerla a testimoniare il falso.

La causa si concluse nel 1973: la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la legge del Texas, sancì il diritto della donna all’aborto per il primo semestre di gravidanza “per qualunque motivo” e per il terzo trimestre, solo per ragioni di salute. 

E ancora oggi c’è chi difende l’aborto libero fino al nono mese: sta destando perplessità un video in tal senso registrato da Josh Harder, un democratico della California in corsa per il Congresso degli Stati Uniti. Harder è lo sfidante di Jeff Denham, candidato del partito repubblicano, pro-life, alle prossime elezioni “midterms” di novembre.

Chissà se ad Harper e a tutti quelli come lui hanno mai detto che Norma Corvey in realtà decise di portare avanti la gravidanza, dando la sua bambina in adozione (il suo avvocato le proibì di parlarne). In seguito la donna continuò ad essere strumentalizzata dai movimenti femministi e abortisti americani. Le riservarono anche un posto di “tuttofare” in una clinica per aborti. Poi, nel 1994, in occasione della presentazione del libro Io sono Roe, incontrò l’attivista pro-life Philip “Flip” Benham, pastore metodista, che la accusò di essere «responsabile della morte di più di 33 milioni di bambini» (quelli uccisi fino ad allora a seguito della sentenza del 1973). Da quel momento Norma cominciò a prendere coscienza e si  trasformò in una convinta attivista pro-life, fino a scrivere nel ’98 Vinta dall’Amore, nel quale chiese perdono a tutti i bambini uccisi nel grembo materno per causa sua. È morta l’anno scorso. Oggi sono in corso le riprese di un film che racconta la verità sul suo caso.

Anche in Italia la legge sull’aborto è stata introdotta tramite una serie di gravi menzogne diffuse dal partito radicale, di cui abbiamo parlato su un recente numero della nostra rivista mensile, Notizie ProVita, e di cui abbiamo scritto spesso anche su questo portale, per esempio  qui (le bugie inventate a proposito delle donne morte per aborto clandestino). Forse qualcuno ricorda la propaganda architettata a proposito del disastro del 1976 a Seveso (la stampa ha terrorizzato le donne incinte: «Partorirete dei mostri!»,  «O aborto o mostro». Ben 43 di loro abortirono bambini che risultarono poi sani dalle analisi di laboratorio, come sani sono stati tutti gli altri nati doponove mesi). Vedete anche qui, qui, qui: sulla scia della menzogna la legge sull’aborto verrà approvata in Italia nel 1978, come lo era stata in Usa nel 1973.

La menzogna può trasformarsi in un paradossale esercizio di potere e, se accuratamente usata, può diventare un’efficace “instrumentum regni”.

Manuela Antonacci

Fonte: LifeSiteNews

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Un Commento, RSS

  • Rossana Giannelli

    dice su:
    30/09/2018 alle 00:47

    Brava Manuela!!!
    Sei davvero in gamba!!!

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