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Home Page > Aborto > Aborto, eutanasia, Shoah: stesse cause e stessi effetti
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«Adesso, nell’ambito della soluzione finale, gli ebrei dovrebbero essere utilizzati in impieghi lavorativi a est, nei modi più opportuni e con una direzione adeguata. In grandi squadre di lavoro, con separazione dei sessi, gli ebrei in grado di lavorare verranno portati in questi territori per la costruzione di strade, e non vi è dubbio che una gran parte verrà a mancare per decremento naturale».

Con queste terribili parole, che leggiamo nel verbale della conferenza di Wannsee (Berlino, 20 gennaio 1942), ricordiamo a seguito della Giornata della Memoria della Shoah, l’atroce genocidio subito dagli ebrei al termine del secondo conflitto mondiale, cui si aggiunse quello dei tanti altri eliminati dalla barbarie nazista.

Gli esseri umani venivano presi in considerazione unicamente in base alla loro produttività, che dovevano esercitare fino al suo completo esaurirsi. Nulla si dice degli ebrei non in grado di lavorare, ma l’agghiacciante espressione “soluzione finale” rende bene quanto la Storia ci insegna essere accaduto nei campi di sterminio.

La voce del buon senso Anche oggi, proprio mentre facciamo memoria di questi tragici eventi, vi sono delle categorie di esseri umani che non vengono considerati persone e il cui diritto alla vita è calpestato. Bimbi non nati, ancora nel grembo materno, affatto in grado di esprimersi, la cui vita spesso non è ritenuta degna di essere vissuta. Solo in Italia, dall’approvazione della legge 194, la Shoah si è perpetrata in quei più di sei milioni di bambini che sono stati uccisi perché malati, malformati o semplicemente non voluti. Insieme a loro, sei milioni di donne sono state ingannate da una propaganda che ha promesso loro una falsa libertà ma che poi non ha fatto altro che renderle madri di un figlio morto.

Sempre più anziani, malati, sofferenti, lasciati soli dalla società, vengono fatti sentire un peso per chi sta loro intorno e si sentono “obbligati” a togliersi di mezzo, richiedendo l’eutanasia. E a tanti di loro, questa viene praticata senza consenso, anche solo per depressione.

La Shoah si ripete in ciascun uomo che non viene più trattato come persona e la conseguenza è sempre quella: un olocausto. L’industria della morte ogni giorno miete migliaia di vittime, mentre la maggior parte sta a guardare, assuefatta dal costante prevalere della legge del più forte.

E noi, che facciamo memoria della Shoah, tacciamo di fronte al suo continuo perpetrarsi o coraggiosamente ci schieriamo in difesa dei più deboli?

Luca Scalise

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3 Commenti, RSS

  • Maria Pia Rollo

    dice su:
    30/01/2019 alle 18:17

    Ma come vi permettete di equiparare lo sterminio di 6 milioni di ebrei ad opera di cristiani (i nazisti erano fanatici cristiani anzi sedicenti cristiani), a bambini e adulti gravemente malati e incurabili? Vi ricordo ancora una volta che in Gran Bretagna l’eutanasia è legale per legge, e non avete alcun diritto di definirlo un regime autoritario. Quando una persona si trova in stato neurovegetativo o affetta da una malattia genetica e incurabile, non avverte la sofferenza fisica, non guarirà mai perché la scienza ancora non ha trovato una cura per queste malattie, perciò la cosa migliore per loro è che muoiano, perché non si può chiamare vita trascorrere giorno e notte paralizzati sul letto senza la possibilità di muoversi autonomamente, peggio ancora se ciechi e sordi. Non si chiama cultura dello scarto come piace chiamarlo a voi, é rispettare la volontà di queste persone. E smettetela di usarle per le vostre squallide propagande.

    • Redazione

      dice su:
      01/02/2019 alle 20:27

      1) Studi un po’ di storia: i Nazisti non erano affatto Cristiani: Hitler ha perseguitato i cristiani come gli ebrei e i campi di concentramemto erano pieni di sacerdoti e di seminaristi,
      2) Hitler amava togliere di mezzo bambini e adulti malati, imperfetti e incurabili. Gli Inglesi come ìHitler e prima di Hitler ( e più di Hitler) hanno coltivato l’eugenetica che – in poche parole – vuol dire che al mondo c’è posto solo per pochi , belli, sani, ricchi e bianchi.
      3) E’ facile dire che “la cosa migliore è che loro muoiano”. E’ la cosa migliore per lei che si leva un impiccio, non per loro che – quando possono – riescono a testimoniare attaccamento alla vita e gioia di vivere anche in condizioni terribili. Si legga la storia di Salvatore Crisafulli, si legga le storie di tanti che erano stati dati per spacciati e invece poi si sono ripresi e hanno raccontato quello che sentivano mentre tutti li consideravano “vegetali”… Chi è lei che può decidere per gli altri se devono vivere o morire? Hitler?
      4) E la volontà di Charlie Gard, di Alfie Evans, di Isaiha Haastrup, di Terri Schiavo, di Eluana Englaro? Tutte persone ammazzate CONTRO la loro volontà…

  • Fix Giv

    dice su:
    01/02/2019 alle 22:39

    Aggiungo anche che dai memorandum delle relazioni diplomatiche con il medio oriente, Hitler si lamentava della religione cristiana ed invece ammirava lo spirito guerrero degli integralisti Islami.

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