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Montecitorio, Camera dei deputati, ProVita, audizione, unioni civili_ProVita

Inizia oggi alla Camera la discussione sul disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia in Italia, seppur mascherata sotto la sigla di DAT o testamento biologico. Per questo motivo ProVita ha inviato una mail a tutti i parlamentari, invitandoli a riflettere su quanto saranno chiamati a votare. 

Email a tutti i parlamentari sulle DAT.

Oggetto: Disposizioni anticipate di trattamento (DAT)

Gentile On., Le chiedo solo un po’ del suo prezioso tempo.

Sara Virgilio, risvegliatasi dal coma a vent’anni

«Per quanto riguarda la mia esperienza di coma posso dire che io non ero morta, ero viva, perché percepivo tutto ciò che mi accadeva intorno, sentivo anche quello che i medici dicevano… l’unico problema era che non potevo comunicarlo. E il mio timore era che avrebbero potuto staccarmi le macchine, perché io ero alimentata meccanicamente, avevo il sondino naso-gastrico, ed ero idratata. Ma per me, la mia condizione non era un problema; l’unico problema era riuscire a dire agli altri: non ammazzatemi perché io sono viva».

Legge sulle DAT, ora il medico obbligato a dare la morte

La storia di Sara Virgilio ci sembra esemplare per una riflessione sulla proposta di legge sulle DAT ora in discussione alla Camera.

Si prevede che una persona possa obbligare il medico con una dichiarazione resa tempo prima (DAT) a non idratarla e nutrirla in caso di grave menomazione psicofisica. Il medico sarebbe ridotto a mero esecutore, costretto a lasciare morire di fame e di sete il suo paziente anche se ciò ripugnasse alla sua professionalità ed alla sua coscienza, non essendo contemplata l’obiezione di coscienza nel testo di legge.

Libertà di vivere e di poter cambiare idea.

La disidratazione induce una grave sofferenza con dolori fisici determinati dalle mucose che dopo alcuni giorni letteralmente si “spaccano”. Un paziente in coma, stato vegetativo o di coscienza minima, che avesse chiesto con una DAT la sospensione dell’idratazione, quasi sicuramente cambierebbe le disposizioni anticipate e richiederebbe l’acqua per bere. Ma non potrà più comunicare di aver cambiato idea, di non voler soffrire.

E il medico sarebbe obbligato, in base a questa proposta di legge ora alla Camera, a far morire di disidratazione il paziente che abbia fatto una DAT.

Nessuno sa in anticipo come reagirebbe di fronte ad una grave malattia. Moltissime persone cambiano completamente prospettiva quando arriva una grave disabilità, o persino un coma o uno stato vegetativo, nei quali quasi sempre si manifesta un forte desiderio di vivere.

Il ruolo del medico, il ruolo del legislatore

Gentile Onorevole, noi crediamo che soltanto un medico, libero di scegliere in base alle sue competenze e alla sua coscienza, possa proteggere la libertà di vivere e la salute, evitando l’accanimento terapeutico.

Il ruolo del medico nelle vicende del fine vita dipende pure dallo Stato e dalle sue leggi, quindi anche da lei, Onorevole legislatore. Lo Stato ha il dovere di salvare vite, anche contro l’opinione della persona stessa. È lo stesso principio di ragionevolezza per il quale lo Stato impone le cinture di sicurezza in auto o il casco per la moto, o il principio naturale per il quale si cerca di salvare una persona che vuole morire gettandosi da un ponte.

Tre principi guida per una legge importante  

In occasione del dibattito parlamentare ci permettiamo dunque di segnalare alcuni principi che speriamo la sorreggano nelle sue funzioni di legislatore. Qualsiasi provvedimento in materia di dichiarazioni di trattamento dovrebbe almeno:

  1. Ribadire che i medici devono curare tenendo in considerazione le volontà del paziente, ma non divenire meri esecutori, vincolati dalle disposizioni anticipate. I medici non possono procurare la morte né con atti né con omissioni, e devono salvaguardare la libertà di vivere.
  1. Considerare idratazione e nutrizione come mezzi salvavita generalmente ordinari, e non come mere terapie (suscettibili così di essere più facilmente interrotte).
  1. Garantire alle persone malate e disabili l’accompagnamento umano e le cure necessarie, incluse quelle palliative quando le circostanze le richiedano.

ProVita si augura che lei possa impegnarsi affinché questi 3 principi guida possano essere da lei considerati durante la discussione sul fine vita e in occasione del voto. Per questo riportiamo qui un’altra storia esemplare. Un’altra delle centinaia di storie che, purtroppo, non appaiono mai sulla TV e sulle pagine dei grandi quotidiani.

10 anni in stato vegetativo: avrebbe sottoscritto le DAT

I medici lo chiamavano tronco morto. Il milanese Max Tresoldi è stato per dieci anni in stato vegetativo. Egli aveva espresso precedentemente la volontà di non voler vivere se si fosse trovato in uno stato di grave menomazione psicofisica. Tuttavia quando si ritrova realmente in quella situazione, la prospettiva cambia radicalmente. Max, immobile in ospedale, incapace di parlare, sentiva gli altri parlare della sua morte ma senza poter intervenire, senza poter avvisare di voler vivere. È stata la madre a strapparlo alla inevitabile decisione dei medici e a farlo invece curare ed assistere per ben dieci anni di stato vegetativo. Oggi Max dice di essere sempre stato felice di vivere e ritiene assurda la sua precedente dichiarazione di voler morire (DAT).

Se condivide le nostre considerazioni, ci farebbe piacere avere un suo breve riscontro rispondendo a questa mail.

Grazie per il tempo che ci ha dedicato.

Toni Brandi

Presidente ProVita Onlus 


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NO all’eutanasia! NO alle DAT!

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10 Commenti, RSS

  • Annamaria Zardini

    dice su:
    17/03/2017 alle 06:40

    La vita è Sacra ,quindi degna di rispetto ,le cure palliative x il dolore ci sono ,quindi rispetto e dignità x una vita che sta tornando al Padre ,e un momento anche x chi assiste di conversione ,di ciò che è importante quando ci presenteremo al Padre,comq.l uomo nn è motivo di scarto ma è opera di Dio anche nella precarietà assoluta ,rispettiamo.

  • vittoria taddeo

    dice su:
    21/03/2017 alle 16:41

    Egregio Dr. Brandi, io ho firmato il suo appello,e ne sono fiera!
    Le rivolgo ugualmente una domanda:
    Mi sbaglio, o lei ha detto, in un’intervista che NON è favorevole all’accanimento terapeutico?
    In questo caso non sono d’accordo con lei.
    Nel nome del Signore, nostro Gesù Cristo, chi siamo noi per stabilire che c’è accanimento nelle cure?!
    Ho perso la mia mamma da poco,ha passato in coma gli ultimi 4 gg ero convinta di portarmela a casa e tenerla a letto finchè Dio avesse deciso per lei,e se mi avessero detto che per farla continuare a vivere,occorrevano farmaci giusto per farle battere il cuore…io avrei accettato.
    Dr. Brandi se vorrà rispondermi sarò ben contenta di leggere la sua risposta.
    Grazie
    Sia lodato Gesù Cristo
    vittoria

    • Redazione

      dice su:
      22/03/2017 alle 06:58

      Gentile Signora,
      l’accanimento terapeutico, quello vero è male. Anche il Magistero della Chiesa – da sempre – lo dice. Il problema è che oggi chiamano accanimento terapeutico qualsiasi tipo di cura… anche la nutrizione e l’idratazione…
      Invece, il vero accanimento terapeutico è quando con mezzi artificiali e sproporzionati si continua a trattare un paziente inutilmente, senza arrecargli beneficio.
      Ripeto, però, il problema è delicato: c’è chi tentava di far passare per accanimento terapeutico il dar da mangiare a Eluana Englaro che era gravemente handicappata, ma viva e non voleva morire.
      Le porgo le mie condoglianze per la morte della sua mamma. Che Dio l’accolga in cielo, dedicherò a lei una decina del rosario di oggi.
      La saluto cordialmente
      Toni Brandi

  • vittoria taddeo

    dice su:
    22/03/2017 alle 10:19

    Gentile Dr. Brandi,
    innanzitutto… GRAZIE per le preghiere che vorrà rivolgere alla mia cara mamma.
    Che Dio ricambi per lei e suoi cari, tutto il bene possibile.
    La ringrazio anche per la celerità della sua risposta….
    Allora, Dr, Brandi,come dice lei …il problema è delicato, (vedi la confusione che si è creata e che lei ha citato sul caso Englaro) non sarebbe meglio adottare da parte nostra, che amiamo la vita, fin dal dal suo nascere, alla sua conclusione naturale ( sia fatta la Volontà di Dio), UN SOLO concetto e cioè che MAI e poi MAI la vita dovrà cessare per mano dell’uomo?
    Credo,e penso anche lei, nei miracoli; sappiamo, che a Dio nulla è impossibile; conosco personalmente storie “assurde” che a rigore di logica sarebbe stato meglio “staccare” la spina, e invece…è accaduto che la vita è ripresa!
    Eppoi, chi deve decidere qual’è (l’accanimento ter.) vero? l’uomo…
    e Dio?
    Che male c’è ad avere un proprio caro attaccato a un ventilatore!
    Con stima
    ancora grazie
    vittoria

    • Redazione

      dice su:
      22/03/2017 alle 12:32

      Siamo perfettamente d’accordo: in tutti i casi di cui lei parla (ventilatori ecc.) NON si tratta di accanimento terapeutico. La vita va rispettata sempre, fino alla fine.
      T.B.

      P.S. Quanto alla celerità della risposta, creda è davvero un caso fortunato. I commenti sono talmente tanti che è davvero un caso che il suo sia capitato subito sotto gli occhi della Redazione (che me lo ha girato)!

  • vittoria taddeo

    dice su:
    22/03/2017 alle 14:02

    Grazie Dr. Brandi…
    in quanto alla sua risposta veloce, lei crede davvero che sia un “caso” ?
    Per noi che crediamo in Dio, esiste la “DioIncidenza” come dice un mio amico…:-)
    Spero,che la battaglia contro il fine vita che il suo sito sta portando avanti faccia capire che, una volta accesa nel grembo materno,la vita è destinata a non morire MAI più. Porta il sigillo dell’eternità e che l’uomo è più della sua malattia, più della sua disabilità.
    Dr. Brandi, che il Signore la benedica e la custodisca nel Suo Amore, continuando a darle forza e coraggio per i suoi futuri impegni nella difesa della Vita.
    E ancora grazie a nome di mamma (Immacolata) per le preghiere.
    Con stima
    vittoria
    (donerò il 5 x mille a ProVita)

  • Giulia Peperina

    dice su:
    22/06/2017 alle 20:29

    Che diritto avete di decidere sulla vita delle persone che soffrono? Se una persona soffre e desidera morire ha il diritto di scegliere sulla propria vita. Parlate in nome di Dio, ma ci sono persone che non ci credono. Lo Stato è laico e quindi non deve tener conto delle religioni, ma dei singoli individui. La legge deve offrire la possibilità di morire, sarà poi il malato a decidere per sé!

    • Redazione

      dice su:
      23/06/2017 alle 07:09

      Nessuno ha diritto di decidere sulla vita e sulla morte degli altri, ma neanche della propria. Chi ha chiesto o preteso di nascere? Per questo la vita è sacra, anche per i non credenti (pensi ai popoli antichi).
      Comunque , in fin dei conti, chi si vuole suicidare l’ha sempre fatto. E chi davvero si vuole suicidare lo fa senza tante storie…
      Lo Stato è proprio l’ultimo a poter “regolamentare” il suicidio. E’ una cosa strettamente personale. Ne conviene?

      • Giulia Peperina

        dice su:
        24/06/2017 alle 00:28

        QuI non si parla di legalizzazione del classico suicidio, ma di concedere una morte senza sofferenze e dignitosa a dei malati.
        Come può pensare che un malato di SLA possa buttarsi da un edificio? Il problema dei credenti è che vogliono imporre i loro dogmi alla società, siamo tutti umani e seguiamo in primis la ragione.
        Lo Stato non permette a dei malati di scegliere se continuare a soffrire o morire dignitosamenta.
        Si metta nei panni di un malato terminale di cancro che soffrirà atroci sofferenze prima di morire: essendo destinato alla morte, vorrei capire cosa cambia a voi se sceglie la via meno dolorosa ?
        Tra l’altro, in basi ai sondaggi, i cattoliccismi italiani sono in grande maggioranza favorevoli all’eutanasia, continuo a non capire questo continuo dibattito su un argomento di dignità dell’essere.

        • Redazione

          dice su:
          24/06/2017 alle 09:23

          Cara Signora,
          lei è molto poco informata. Direi che i suoi discorsi sono proprio il frutto degli slogan che la propaganda radicale e non solo ci ha infilato nel cervello da decenni: sì ci hanno fatto il lavaggio del cervello. Io ho assistito personalmente malati terminali e malati di SLA che se supportati da adeguati interventi palliativi (il dolore ormai si combatte e si vince molto bene) e soprattutto dall’affetto delle persone che hanno intorno, non hanno proprio nessuna intenzione di morire. Chi chiede di morire lo fa perché è depresso. Ed è ovvio che chi è gravemente malato o handicappato è più facile che sia preda della depressione, soprattutto se chi gli sta intorno lo fa sentire un peso. Soprattutto se la società, legalizzando il suicidio assistito , lo fa sentire un peso.
          Comunque, anche volendo immaginare che un caso limite come quello del DJ Fabo, non sia stato strumentalizzato e che il poveretto, lucidamente e davvero liberamente abbia voluto morire, visto che si è trovato un amico così devoto da essere disposto ad ammazzarlo, tutta la triste storia poteva essere conclusa qui (di veleni e metodi per terminare uno in quelle condizioni ce ne sono infiniti…), senza tutta la manfrina della Svizzera ecc. e senza tanto clamore mediatico. Sarebbero stati tutti “felici e contenti”, il morto (!) e i vivi…
          NON deve essere lo Stato ad intervenire in queste cose. La legge deve vietare l’istigazione e l’assistenza al suicidio perché la legge deve tutelare i malati dagli abusi di chi tende a volerli suicidare troppo “allegramente”. Se lei ragiona con la sua testa, si documenti su quel che accade davvero in tutti i Paesi dove il suicidio assistito è stato legalizzato. Poi, ovviamente, potrà continuare a pensarla come la pensa. Lasci a noi il diritto di pensarla diversamente, e soprattutto lasci fuori da tutto ciò la religione, che – come vede – non c’entra proprio niente.

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