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Home Page > Aborto > La grande lezione del piccolo Charlie
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Pubblichiamo una testimonianza dell’amico Giorgio Celsi, presidente dell’Associazione Ora et Labora in Difesa della Vita, che mostra l’immenso valore che ha la vicenda di Charlie Gard per un autentico prolife.

Sabato primo luglio ho partecipato nel Cimitero di Gallarate al seppellimento dei bambini abortiti nell’Ospedale di quella città. Mi è venuto spontaneo pensare a quanti piccoli Charlie Gard sono stati seppelliti quel giorno, dopo essere stati uccisi con l’aborto nell’indifferenza dei mass media. Ma, soprattutto, ho riflettuto sulle tante persone anestetizzate dal fatto che l’aborto sia ormai ritenuto un diritto dei genitori, non un delitto, come invece era considerato prima della famigerata e iniqua legge 194, che ci sta rendendo complici dell’uccisione di oltre 500 bambini nel grembo materno, ogni giorno.

È stato emozionante in questi giorni seguire la storia di Charlie Gard, che nonostante sia così piccolo e malato, è riuscito a smuovere il mondo intero.

Dobbiamo però renderci conto di quello che il piccolo Charlie da un letto di ospedale ci vuole dire:aborto_Charlie_Gallarate_cimitero

  • che i bambini non si toccano, anzi di più: giù le mani dalla vita umana, in tutti i momenti, dal concepimento alla morte naturale, perché ogni vita umana è sacra, intangibile, inviolabile e non negoziabile.
  • Che chi non si prodiga ad impedire un’ingiustizia, ne è complice.
  • Che non devono essere i giudici o le leggi a stabilire la verità delle cose, che nessun giudice e nessuna legge umana può arrogarsi la pretesa di decidere se una vita sia degna o meno di essere vissuta.
  • Che senza rispetto per l’uomo non si costruisce una civiltà: senza rispetto per il più debole e indifeso non c’è pace.
  • Che il diritto alla vita dipende dall’essere vivo e creato ad immagine di Dio, non dall’essere gradito o ritenuto normale.
  • Che è ora di smettere di far credere alla gente che sui temi della vita debba esserci opposizione fra laici e cattolici: non è necessario essere credenti per difendere la vita, basta essere uomini, perché la stessa ragione dice che non si può uccidere.aborto_Charlie_Gallarate_cimitero
  • Che l’accoglienza per non essere ipocrita deve avvenire già nel grembo materno, perché anche se un bambino è piccolo e non lo si vede, va ugualmente tutelato.
  • Che siamo stati generati nell’amore e nella libertà, che non possiamo negare a chi, dopo di noi è chiamato a venire alla vita.
  • Che dobbiamo restare umani, perché come dice Benedetto XVI: “Lo sguardo che porto sull’altro decide della nostra umanità“.

Questo è l’insegnamento che ci sta dando il piccolo Charlie: sta scuotendo fin dalle più profonde fondamenta quanti si impegnano senza compromessi in difesa della vita, affinché si prodighino sempre più nella propria missione, mentre si appella alla ragione di quanti la distruggono perché desistano da questa follia, che conduce al dissolvimento della nostra civiltà.

Giorgio Celsi


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5 Commenti, RSS

  • angelo mandelli

    dice su:
    10/07/2017 alle 21:22

    Grande articolo. Invece per i medici di londra il miglior interesse per Charlie e’ di … morire. Dobbiamo preparare un tribunale di Norinberga dove condannare i nuovi nazisti. Magari proprio a Norimberga.

  • Clelia leone

    dice su:
    10/07/2017 alle 21:22

    La vita va sempre rispettata ed aiutata in tutte le età e in ogni situazione…..
    Leone Clelia

  • Maria Teresa Barretta

    dice su:
    10/07/2017 alle 23:32

    Quello dell’intervento sulla sofferenza è un tema delicatissimo che impone a chiunque tenti di affrontarlo di desistere dalla tentazione di salire in cattedra … la sofferenza, insieme alla morte, è uno dei più grandi misteri dell’esistenza e SOLO un AMORE IMMENSO e “altro” rispetto alle nostre capacità di creature, la GRAZIA di Chi ci ha creati,può aiutarci ad avvicinarlo.
    In presenza di sofferenze terribili e irrisolvibili non si può non restare smarriti e attoniti.
    Chi sono io x decidere che un mio fratello terreno che mi implora di staccargli la spina “deve” x mia decisione continuare a vivere soffrendo?
    Ma ancora più forte e inalienabile si impone, dal profondo insondabile della mia coscienza e del mio spirito un’altra domanda che sovrasta con prepotenza la prima…. Chi sono io per porre fine al frutto della CREAZIONE … io stessa che sono un frutto della stessa CREAZIONE e non certo l’autore ???
    LAMPADA PER I MIEI PASSI LA TUA PAROLA SIGNORE …LUCE PER IL MIO CAMMINO

    • Redazione

      dice su:
      11/07/2017 alle 06:10

      Parole sagge. Ma, anzitutto, Charlie non sta implorando proprio nessuno affinché gli venga staccata la spina. E in secondo luogo, in quanti momenti di depressione per i motivi più disparati vorremmo “staccare la spina”? I malati chiedono di morire non tanto per la malattia, ma per la depressione che spesso ne consegue (e che si può e si deve superare: se no ammazziamo tutti i depressi?).

  • Elisabetta Luna

    dice su:
    12/07/2017 alle 14:15

    La vita è un dono anche nella sofferenza perché ha un senso e un fine che abbiamo il dovere di conoscere per accettare

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