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Rosario_preghiera_omofobia

ProVita Onlus non è un’associazione confessionale, ma molti di noi sono credenti  e volentieri, anche noi, vogliamo pregare e invitare tutti a pregare per le vittime dell’omofobia.

Oggi sembra cominci ad andare di moda: una dozzina di parrocchie in Italia hanno organizzato veglie in occasione dell’odierna Giornata internazionale contro l’omofobia.

Speriamo che però i Lettori avranno la pazienza di leggere questo post, perché prima dobbiamo chiarirci su che cosa è questa omofobia. Perché la parola “omofobia” è cosa nuova, è stata coniata una dozzina d’anni fa, circa. Certamente quando Luchino Visconti vinceva premi internazionali, o quando Renato Zero riempiva le piazze di Sorcini, o Elton John riempiva il Colosseo (ancora nel 2005), di omofobia non si parlava.

Omofobia 1: l’odio per gli omosessuali, i trans &co.

Se per omofobia si intende l’odio per gli omosessuali, i transessuali e tutta la brigata di generi e tendenze racchiuse nell’acronimo infinito LGBTQIA(…), noi di ProVita diciamo forte e chiaro che l’omofobia non ci appartiene. L’odio non ci appartiene: l’odio, in generale, può essere un sentimento istintivo, ma noi riteniamo sia un sentimento incivile che ogni persona – per elevare la propria dignità – deve reprimere e controllare se vuole vivere in un contesto sociale e – soprattutto – se vuole stare bene con se stessa.

Questo, con l’esempio, va insegnato ai bambini, per il bene della collettività, ma soprattutto, ripetiamo, per il loro stesso bene.

Perciò ha ragione don Cugini (un parroco di Reggio Emilia impegnato nella preghiera in questione) quando dice che bisogna pregare per le vittime dell’odio, affinché esse pure non rispondano all’odio con l’odio. E qui il discorso si fa “tecnicamente” religioso: il porgi l’altra guancia è roba da Cristiani e da preti e noi, laicamente, lasciamo trattare l’argomento a loro.

Certo, dati reali alla mano (vedere anche qui, i dati dell’OCSE e dell’UNAR), le vittime vere dell’omofobia sono pochine: anche nel caso dei ragazzi picchiati a Milano lo scorso gennaio, ci sono buoni motivi per ritenere che gli aggressori, ladri e rapinatori, violenti a prescindere dagli orientamenti sessuali, abbiano per soprammercato insultato gli aggrediti chiamandoli “froci”, ma l’aggressione probabilmente non è stata scatenata dall’omofobia 1. Forse.

Ma se fosse il contrario, se anche se ci fosse solo un  ragazzino deriso o picchiato perché gay, andrebbe difeso, gli offensori andrebbero puniti, educati al rispetto ecc. ecc. Anzi, forse bisognerebbe pregare (lo dico a Don Cugini e ai suoi) proprio per tali aggressori, perché l’Amore di Dio può far molto di più, nel cuore di questi omofobi, delle bandiere Arcigay, soprattutto se sventolate in un gaypride.

Già che ci siamo, poi, vorremmo pregare anche per le altre vittime del bullismo: i ciccioni, i secchioni, quelli con gli occhiali, gli anziani, e persino per i Cristiani. Dobbiamo riconoscere che oggi come oggi in una classe qualsiasi di una scuola qualsiasi in Italia ci vuole molto più coraggio a dire “Vado a Messa” che a dire “Sono gay“…

Omofobia 2: l’ ideologia

Quindi, dicevamo, l’Italia non è un paese omofobo, anche secondo i dati dell’ILGA. E ce ne vantiamo.

Ma c’è un secondo significato di omofobia che – invece – andrebbe abolito. E’ il significato dato dall’ideologia omosessualista, per cui chi non ritiene accettabile e naturale il rapporto carnale tra persone dello stesso sesso è omofobo.

Su questo campo, cercare di far ragionare certa gente accecata dall’ideologia è praticamente impossibile. Ma la realtà oggettiva, biologica, fisiologica e anatomica del corpo umano non si può negare. La dottoressa De Mari ha spiegato in modo esplicito (davvero molto esplicito) certe cose. A noi basta dire che il dover fare il clistere prima di “fare all’amore” non ci sembra normale.

Come non ci sembrano normali tutti i rapporti carnali “contronatura”: la fantasia degli esseri umani (sia maschi che femmine, accoppiati in qualsiasi modo) se ne è inventate a centinaia, di perversioni. L’ansia di provare l’eccitazione e il piacere fisico, l’ansia dell’orgasmo appagante, sempre più appagante (ma quando è fine a se stesso non sarà mai davvero appagante…) si esprime in tanti modi. Potranno essere, per alcuni, anche “giochi” divertenti e diciamo  pure che ognuno in camera da letto fa quel che vuole (a suo rischio e pericolo), ma non diciamo che sononormali: lo fanno “tutti”? Resta anormale.

Perciò resta anormale il “matrimonio” gay e tutti i suoi derivati. E ai bambini non si deve e non si può insegnare che è normale ciò che normale non è (e questo è invece l’insegnamento che, per esempio, dà a tutti la legge Cirinnà).

L’omofobia 2 fa più vittime dell’omofobia 1

Questa omofobia 2, ideologica, è la scusa per imporre l’ideologia gender nel suo risvolto omosessualista. Ideologia che si impone in modo violento e autoritario e che miete molte più vittime dell’ omofobia 1.

Le vittime dell’omofobia 2, perseguitate dalla Gaystapo

Anzi tutto i perseguitati dalla Gaystapo nazionale e internazionale, come da ultimo il dott. Ricci, psicologo e professionista integerrimo, colpevole di aver detto che i bambini hanno bisogno della mamma e del papà.

Di esempi analoghi ne potremmo fare molti. Troppi. Ne sa qualcosa anche la summenzionata dottoressa De Mari.

C’è un lavorio continuo di penetrazione nei luoghi del potere da parte delle ricche lobby LGBTQIA(…) che in mille modi pretendono che si discrimini ingiustamente chi ritiene che i rapporti omosessuali siano innaturali e immorali: abbiamo pubblicato negli ultimi anni decine e decine di notizie relative alla persecuzione intentata, spesso con conseguenze legali gravi, contro persone che rivendicano – in fin dei conti – solo la libertà di pensiero e di parola. E le leggi contro l’omofobia ne sono l’espressione più pericolosa.

Il diktat omosessualista, l’omoeresia [come è stata definita dal teologo polacco don Darius Oko],  è arrivato persino dentro le gerarchie ecclesiastiche: anche i sacerdoti, come Don Pusceddu, devono temere di predicare San Paolo o di insegnare il Catechismo della Chiesa Cattolica: la longa manus della Gaystapo arriva ovunque.

Gli omosessuali sono le più numerose e indifese vittime dell’omofobia 2

Ma poi, le vittime più numerose e più  vulnerabili e più indifese dell’omofobia 2 sono gli stessi omosessuali, ingannati, illusi, esposti a rischi psico-fisici gravi, ai quali si insegna che se provano essi stessi disagio per la loro condizione è per colpa dell’omofobia interiorizzata.

[Perché le notizie e i dati sulla salute molto precaria di chi intrattiene rapporti omoerotici hanno sempre poca risonanza? Omofobia 1 dei mass media! Qui qualche link a notizie pregresse: suicidi, anche tra “sposi” gay, anche in Paesi non omofobi come la Svezia, infezioni ed epidemie, AIDS: i dati del Governo americano dicono che il 92% delle infezioni da HIV rilevate tra gli adolescenti si riscontrano nella popolazione omosessuale; e anche in Italia, l’allarme in tal senso, circa il contagio da epatite A,  lo lancia lo stesso Arcigay].

Nonostante ciò, si ostracizzano e si tenta di tacitare le testimonianze di coloro che ci sono passati e ne sono usciti, come i ragazzi del gruppo Lot o di Courage, e si cerca di mettere al bando le terapie riparative – assolutamente volontarie e liberamente chieste – perché “omofobe”.

Anche il summenzionato don Cugini biasima quelli che vogliono curare gli omosessuali: strano da parte di chi di mestiere dovrebbe “curare” le anime (di tutti, quindi anche degli omosessuali). Ma gli omosessuali no, non si devono curare perché non sono malati. Quando qualcuno manifesta il male di vivere, può chiedere aiuto e “guarigione” (anche a un prete, se ci crede). Gli omosessuali no. Questa ci sembra un’ingiusta discriminazione contro gli omosessuali: questa è omofobia vera (omofobia 1).

Un ultimo pensiero, ringraziando chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui.

I post come questo di solito scatenano l’ira biliosa di blogger LGBTQIA(…) che vivono per insultare e diffamare e minacciare associazioni come ProVita e coloro che ne fanno parte. Forse sono odiatori di professione, vigliacchi che si nascondono sempre dietro l’anonimato. Forse sono solo persone ferite e estremamente confuse, bisognose d’amore vero. In ogni caso, assicuriamo soprattutto a loro le nostre preghiere, di cuore, in questa giornata contro l’omofobia.

Francesca Romana Poleggi


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Un Commento, RSS

  • Luciano Salsi

    dice su:
    18/05/2017 alle 21:56

    Il suffisso -fobìa deriva dal greco fòbos, che significa timore. Il timore è un sentimento sano, che ci mette in guardia contro le malattie del corpo e dell’anima, Può convertirsi in odio, che è un sentimento deprecabile solo quando è diretto non contro la malattia, l’errore e il peccato, ma contro i malati, gli erranti e i peccatori. In questo senso l’omofobia è moralmente inaccettabile, ma soltanto uno stato tirannico punisce i sentimenti e le opinioni prima ancora che si convertano in ingiurie, offese e aggressioni. La proposta di legge contro l’omofobia è un pretesto per tappare la bocca a chi dissente dall’ideologia omosessualista imposta dal pensiero unico occidentale.

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