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Home Page > Campagne > Utero in affitto: ProVita denuncia chi cerca clienti in Italia
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ProVita è stata tra i primi a denunciare il barbaro mercimonio dell’utero in affitto. Già nel 2013 abbiamo redatto un numero speciale della nostra Rivista sul tema.

Del resto, in adempimento dall’art. 4 del suo statuto, ProVita si pone la mission di promuovere la tutela dei diritti civili, specie dei bambini e delle donne in difficoltà.

E così abbiamo sempre affrontato la buona battaglia contro la cultura della morte, anche dal punto di vista legale.

Quanto all’utero in affitto, abbiamo denunciato chi l’organizza a Milano, e oggi ci proponiamo di denunciare alla Procura della Repubblica chi organizza a Roma il lucroso mercimonio di donne e bambini.

L’esposto che ProVita presenterà al Tribunale denuncia la riunione avvenuta lo scorso giugno 2016 a Roma, durante la quale una agenzia americana si proponeva di trovare clienti in Italia interessati alla pratica dell’utero in affitto all’estero: «Sono qui perché voglio aiutarvi ad ottenere quello che volete nel minor tempo possibile e al prezzo più economico. Vogliamo avere più clienti in Italia […]», ha detto il responsabile.

La descrizione dell’incontro è stata pubblicata dal Corriere della Sera, in un articolo del 2 giugno 2016 a firma di Monica Ricci Sargentini, intitolato “Madre surrogata? La troviamo noi!”.

L’uomo ha presentato il “pacchetto” di servizi offerti per comprare il bambino all’esteroAlla portatrice facciamo anche fare un test psicologico che attesta che è sana di mente così non può appellarsi a un giudice e dire che non sapeva quello che faceva […] [si redige il contratto e] allora, solo allora dovrete pagare una prima rata»); ha informato gli eventuali clienti dei prezzi dei suddetti servizi («Io non parlo mai di soldi però rispetto ai cinesi vi faccio pagare 15mila dollari in meno. […] Ve l’ho detto! Vogliamo espandere il business qui in Italia e poi qui c’è la crisi che morde […] la surrogata deve ricevere tante attenzioni e a ogni progresso della gravidanza una somma di denaro»).

Ha spiegato come eludere la normativa italiana che vieta l’utero in affitto, in modo da rientrare in Italia con il bambino evitando problemi di ordine giuridico (Alla domanda di uno dei presenti: «Qui in Italia questa pratica è vietata, cosa ci garantisce che potremo registrare il figlio come nostro?»,  risponde: «Ci sono tre avvocati italiani che si occupano di tutto, in 10 anni non abbiamo mai avuto un problema. I vostri figli avranno il passaporto americano e voi sarete segnati come loro genitori»).

In Italia l’utero in affitto è un reato previsto e punito dall’art. 12, comma 6, della Legge 40 del 2004, secondo cui «Chiunque in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600 mila a un milione di euro».

Ora la cosa passerà in mano ai giudici. Sarà in buone mani?

Redazione

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Un Commento, RSS

  • Angelo Blandamura

    dice su:
    14/07/2016 alle 17:56

    Propongo di denunciare, per le stesse ragioni, Camilla Seibezzi. Cosa sono i vergognosi libercoli che ha imposto nelle scuole, se non propaganda di un reato?

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