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Home Page > Aborto > Aborto sicuro? Una contraddizione in termini
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Più passa il tempo e più gli abortisti manifestano la povertà intellettuale e le contraddizioni della loro ideologia. In occasione della “Giornata internazionale per l’aborto sicuro”, sull’Huffington Post (Regno Unito), Lesley Regan, docente e presidente del Royal College of Obstetricians and Gynecologists, ha riportato che nel mondo ci sono circa 25 milioni di aborti “non sicuri” ogni anno. Non è citata la fonte e non è definito il significato di aborto “pericoloso” (unsafe), ma si tratta sicuramente di un riferimento alla pubblicazione dell’Oms di un anno fa, dove si afferma che «nei paesi in cui l’aborto è completamente vietato, o permesso solo per salvare la vita della donna o preservare la sua salute fisica, solo 1 aborto su 4 è sicuro; laddove nei paesi in cui l’aborto è legale per motivi più ampi, quasi 9 aborti su 10 sono effettuati in condizioni di sicurezza».

La voce del buon senso Sembrerebbe, tanto per cambiare, che legale equivale a sicuro: siamo informati, ad esempio, che il Nord America è il luogo col minor tasso di aborti pericolosi (guarda caso è quello dov’è più liberalizzato). Eppure, L’Oms stessa aveva in precedenza osservato che «aborto illegale non è sinonimo di aborto pericoloso, come indicato dalla definizione originale […] legalità o illegalità dei servizi, tuttavia, potrebbe non essere il fattore determinante della loro sicurezza» (Maternal Health and Safe Motherhood Programme. The prevention and management of unsafe abortion: report of a technical working group, WHO/MSM/92.5). A noi pare una vistosa contraddizione. Volendo poi andare (ancora una volta) ai numeri, il Center for Disease Control and Prevention (CDC), ha riferito che dal 2008 oltre 400 donne sono morte per aborto legale negli Stati Uniti, di cui 12 in quell’anno; e il suo ultimo rapporto dice che nel 2013 quattro donne sono morte a seguito di complicazioni legate all’aborto.

Né tengono conto delle stesse statistiche dell’Oms che mostrano che la mortalità materna (cioè la mortalità delle donne incinte) è molto più bassa nei paesi dove l’aborto è molto limitato (la Polonia batte perfino i Paesi scandinavi e dà una pista a Usa e Canada).

ProVita è impegnata da sempre nella tutela non solo del nascituro (per il quale l’aborto è sempre letale), ma anche della salute delle donne che, nel fare ricorso all’aborto, non sono quasi mai del tutto consapevoli dei rischi per la loro salute, nell’immediato e nel futuro. Come abbondantemente documentato nel nostro libretto Per la Salute delle Donne e come ribadito da Giuseppe Noia, ginecologo di fama internazionale, l’aborto è spesso foriero di danni nell’immediato, se pensiamo ai rischi di perforazione dell’utero, emorragie ed infezioni; ma anche e soprattutto nel futuro, se pensiamo all’aumentata incidenza di parti prematuri, gravidanze extrauterine e all’aumento del rischio di cancro al seno, con una probabilità del 44% in più in caso di un aborto, del 76% in caso di due aborti, e dell’89% in caso di tre aborti (nel nostro libretto i riferimenti bibliografici a tutti gli studi internazionali che documentano queste conclusioni). Tutto ciò solo per fare qualche esempio e senza considerare i danni psicologici, anch’essi costantemente ricordati nelle nostre pubblicazioni.

Proprio per portare alla luce queste verità, ProVita ha lanciato l’iniziativa della Petizione per informare le donne sui rischi dell’aborto procurato che, ancora per pochi giorni, può ricevere adesioni prima di essere presentata in Parlamento. Chi ancora ha occhi per vedere le bugie dell’abortismo sostenga questa campagna, affinché ogni donna sappia davvero a cosa va incontro quando sceglie l’aborto.

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
LifeSiteNews

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