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Home Page > Filosofia e morale > Corte di Cassazione: nessuna pietà per chi uccide per “pietà”
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Alcuni giorni fa, con un’importante sentenza, la Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile applicare nessuna attenuante per chi uccide per pietà un malato grave o irreversibile. Di conseguenza non è stato previsto né applicato alcuno “sconto etico”, all’uomo di 88 anni, Vitangelo B., di Prato, che, dopo aver assistito in casa per diversi anni la moglie malata di Alzheimer, le aveva sparato tre colpi di pistola il primo dicembre 2007 quando, per un repentino aggravamento, la donna era stata ricoverata in ospedale. Ed era stato condannato, per questo motivo, a 6 anni per omicidio volontario. Il principio alla base del quale è stata emessa la sentenza è stato espresso a chiare lettere dai giudici secondo i quali «nella attuale coscienza sociale il sentimento di compassione o di pietà è incompatibile con la condotta di soppressione della vita umana verso la quale si prova il sentimento medesimo. Non può quindi essere ritenuta di particolare valore morale la condotta di omicidio di persona che si trovi in condizioni di grave e irreversibile sofferenza».

La voce del buon senso Il fatto che la Cassazione abbia stabilito che uccidere per “pietà” sia un vero e proprio caso di omicidio, non dev’essere considerato affatto scontato, infatti, come ricorda Repubblicalo scorso marzo il capo dello Stato Sergio Mattarella concesse la grazia a un uomo di 87 anni, Gastone Ovi, che nel 2012 soffocò con un cuscino la moglie, anche lei gravemente malata di Alzheimer, stroncando la sua vita dopo ben 50 anni di matrimonio.

Tra l’altro il movente della pietà è proprio quello su cui fanno leva i sostenitori dell’eutanasia per giustificare quello che è tutto tranne che un atto di compassione ed è, guarda caso, il punto su cui verteva il ricorso presentato dalla difesa dell’uomo, in cui si voleva far passare l’idea che «secondo il sentire diffuso della comunità sociale, la partecipazione all’altrui sofferenza può essere vissuta, in casi estremi, anche con la soppressione della vita sofferente». Un argomento che non deve aver convinto molto gli ermellini… Insomma, quella dell’“omicidio compassionevole” più che un’attenuante, è considerata una contraddizione in termini tout court e speriamo che, rispondendo al semplice criterio del buon senso, tale rimanga, una volta per sempre.

Manuela Antonacci

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