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Home Page > Fine Vita > Eutanasia in Belgio: donna soppressa per una lieve forma di autismo
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Un altro recente, triste, esempio di come il suicidio assistito riguardi soprattutto le persone più vulnerabili, è stato reso noto proprio in questi giorni: ci riferiamo a Tyne Nys, una donna di 38 anni con la sindrome di Asperger. Non stiamo parlando di una malattia fisica, con sofferenze insopportabili, bensì di un “disturbo mentale e comportamentale” che per assurdo rientra tra le motivazioni in base alle quali si può ottenere l’eutanasia in Belgio, perché la condizione per ottenere la “dolce morte” è che si tratti di  “sofferenza insopportabile e incurabile”, che include anche la sofferenza psicologica, così difficile, in realtà, da diagnosticare e quantificare.

Eppure, tra il 2005 e il 2014, 124 persone con diagnosi di “disturbo mentale e  comportamentale” (tra cui depressione e demenza) sono state soppresse in Belgio tramite l’eutanasia.

La voce del buon senso Ma nel caso di Nys, non era nemmeno chiaro se lei stesse effettivamente “soffrendo”, tanto meno in un modo insopportabile. Nys infatti non era affatto malata, le era stata semplicemente diagnosticata la sindrome di Asperger, una forma lieve di autismo che consiste in una certa difficoltà nelle relazioni interpersonali e in un’estrema attenzione ai dettagli. Tra l’altro, se davvero la sindrome di cui soffriva la paziente era tanto invalidante a livello mentale da giustificare il ricorso all’eutanasia, allora, per la scarsa lucidità della donna, la sua richiesta non avrebbe dovuto essere approvata. Per questo motivo, la sua famiglia ha presentato una denuncia penale contro i medici responsabili di questa situazione e una piccola vittoria è stata ottenuta: il capo della commissione di revisione dell’eutanasia belga ha annunciato che non accetterà più i pazienti indirizzati dallo psichiatra di Nys, Lieve Thienpont, che, in qualche modo, ha giustificato la soppressione della donna descrivendola come «seriamente disfunzionale, ferita e traumatizzata, con pochissima empatia e rispetto per gli altri».

Eppure, già dal 2015, i medici belgi erano consapevoli dell’elevato numero di richieste che questo psichiatra aveva avanzato e approvato. Tuttavia qualcosa si sta muovendo: alla fine di novembre 2018, è stata aperta un’indagine  su questo dottore e altri due medici, riguardo alle circostanze in cui è avvenuta la morte di Nys, ma Thienpont non è l’unico psichiatra belga ad aver approvato richieste di eutanasia giunte da persone la cui condizione “insopportabile e incurabile” era di natura semplicemente psicologica o addirittura autistica.

Inoltre ciò che dovrebbe cambiare, per porre fine a questa assurda ecatombe, è il criterio di “dignità della vita” che viene oggi usato per relativizzare il valore della vita stessa. Un criterio talmente soggettivo e variabile da giustificare le soppressioni più assurde e ingiuste, fino a renderle non solo possibili, ma addirittura legali.

Manuela Antonacci

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