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Home Page > Aborto > Fake news Cgil-aborti in Veneto, parla Assessore Donazzan: «Sindacato torni al suo mestiere»
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In un’epoca di fake news sembra proprio che vinca chi è capace di spararla più grossa. Ma non tutte le ciambelle alla fine riescono col buco. Ecco così che in Veneto una donna ha denunciato di non essere riuscita ad abortire in 23 strutture ospedaliere per colpa della massiccia presenza di medici obiettori. Soltanto dopo l’intervento della Cgil avrebbe finalmente trovato un ospedale disposto a esaudire il suo desiderio di interrompete la gravidanza. Uno scandalo che ha provocato la reazione indignata del sindacato sceso in campo per denunciare la violazione di un diritto e di come in Veneto la legge 194 venga ostacolata in ogni modo. Peccato che la notizia sarebbe in realtà falsa, come avrebbero appurato le indagini dei Carabinieri del Nas che, ricostruendo la vicenda dall’inizio, avrebbero in pratica smontato punto per punto il suo racconto. Ora la Procura di Venezia ha inviato un avviso di garanzia alla donna, sindacalista della Cgil e a una sua collega, con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni del servizio sanitario regionale veneto. In realtà la donna, nel tentativo di accelerare l’aborto non soddisfatta dei tempi che le erano stati garantiti, si sarebbe rivolta a diversi ospedali chiedendo di poter anticipare l’intervento e facendo ventitré telefonate di sollecito. Dopo la denuncia da parte della diretta interessata supportata dalla Cgil, era stata aperta un’inchiesta a carico della Regione Veneto per appurare l’avvenuta violazione della legge 194. Per la Procura di Venezia non ci sarebbe stato però alcun reato: tutto si sarebbe svolto nel rispetto della legge. Da qui quindi l’incriminazione delle due sindacaliste, con la Regione Veneto ora pronta a costituirsi parte civile nel processo. Noi di Pro Vita abbiamo raggiunto l’assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro e Pari opportunità della Regione Veneto Elena Donazzan, Regione che ospiterá il Congresso Mondiale delle Famiglie in programma a Verona dal 29 al 31 marzo 2019.

Come giudica questa vicenda e il tentativo di screditare così ostinatamente una Regione come il Veneto che è considerato un modello per le politiche in difesa della vita umana?

«Non è il primo tentativo palese di screditare il lavoro che noi svolgiamo come Regione Veneto in favore di una massiccia sensibilizzazione per il diritto alla vita. Azione che portiamo avanti attraverso una serie di iniziative svolte in collaborazione con le associazioni pro life alle quali abbiamo dato l’opportunità di entrare nei consultori dove poter assistere le donne. Tutto questo è stato strumentalizzato in maniera vergognosa. Prima hanno detto che volevamo impedire alle donne di abortire, poi dopo che chi muoveva certe accuse è stato oggetto di denuncia da parte della Regione, sono passati a dire che volevamo dissuadere le donne in forma pressante. Ora, è assolutamente vero che noi cerchiamo di svolgere un’intensa opera di sensibilizzazione contro l’aborto, ma è falso dire che lo impediamo, perché questo purtroppo per noi non è possibile per legge. È anche vero che molti medici in Veneto sono obiettori. Li si vorrebbe forse obbligare ad andare contro la propria coscienza?».

Pensa si sia voluto creare un caso per screditare un modello vincente in materia di politiche pro life?

«Esattamente. La cosa più eclatante la si è vista quando abbiamo autorizzato, ovviamente nel pieno rispetto della legge, il Movimento di aiuto per la Vita a svolgere attività di sensibilizzazione, informazione e assistenza negli ospedali e nei vari consultori. Soltanto per questo siamo stati accusati di essere degli oscurantisti e anche di peggio. Non penso serva ripetere gli epiteti che ci sono stati affibbiati, credo possiate immaginarli. In realtà noi abbiamo soltanto cercato di dare un supporto a queste donne per far sì che fossero correttamente sensibilizzate su ciò che stavano facendo, ricordando loro che un aborto non è come togliersi un neo della pelle. Poi mi permetta di osservare una cosa. Il sindacato dovrebbe svolgere il suo ruolo che è quello di tutelare i lavoratori. Ora mi sta bene che la Cgil si preoccupi di difendere i diritti del personale impiegato a vario titolo nel sistema sanitario regionale e che faccia le sue battaglie su questo, ma ritengo che non sia compito di un sindacato stabilire chi debba o meno entrare negli ospedali. Non ha alcun diritto la Cgil di contestare l’ingresso dei volontari delle associazioni pro vita nei consultori, perché questa è una scelta legittima che attiene alla politica. Ancora meno accettabile che si tenti di diffamare il servizio sanitario regionale».

Pensa che quanto avvenuto possa scoraggiare quanti tentano di ostacolare il lavoro della Giunta regionale veneta in favore della vita e contro la cultura della morte?

«Spero che il sindacato torni a fare il suo mestiere. Vede, si dice spesso che la politica deve fare il suo mestiere e non invadere i campi altrui. In questo caso lo sta facendo perché certe scelte di carattere etico competono strettamente alla politica, non ad altri. E sarebbe bene che gli altri ne restino fuori, preoccupandosi di svolgere le funzioni che gli sono proprie. Le scelte etiche un sindacato ha diritto di farle, ma se hanno a che vedere con i lavoratori e le loro condizioni salariali. Non è invece ammissibile che si contestino in maniera strumentale decisioni legittime di un’amministrazione regionale che poggia sul consenso popolare, per altro messe in atto nel pieno rispetto della legge. Noi andremo avanti per la nostra strada».

Americo Mascarucci

La voce del buon senso

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