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Home Page > Filosofia e morale > Indottrinamento gender: i bambini sempre più nel mirino
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Ci sono sancora quelli che credono sia esagerato parlare di “indottrinamento gender” finalizzato a trasmettere l’ideologia ai bambini. Anche fra i genitori, ci sono alcuni convinti che i giovani devono essere aiutati a risolvere i problemi dovuti alla confusione dell’identità sessuale, spingendoli a “scegliere”. Il mantra è ormai noto: ognuno è ciò che desidera essere. Allora è logico che quanto prima avviene la scelta, tanto prima il conflitto è chiuso e l’animo pacificato. Dunque perché non anticipare il momento all’infanzia? La paura di un “indottrinamento gender” sarebbe allora solo il frutto di una paura irrazionale dovuta al retaggio di una mentalità religiosa e all’ignoranza.

Per dare un’idea di dove stiamo andando, ecco alcuni consigli dati ai genitori nel corso della riunione, nel 2016, del Nadherny/Calciano Memorial Youth Symposium, un convegno sulla salute mentale che si tiene annualmente in California. A parlare è Diane Ehrensaft, psicologa dello sviluppo, autrice di The Gender Creative Child. È tra i principali sostenitori della determinazione del genere dei bambini attraverso l’osservazione del loro comportamento; e arriva a sostenere la possibilità di transizioni di genere anche molto precoci, se ritenute “opportune”. È una figura molto influente all’interno del movimento trans, siede nel consiglio di amministrazione di Gender Spectrum, un’organizzazione per la difesa dei transessuali, oltre a essere la direttrice della clinica di genere dell’ospedale pediatrico dell’Università della California a San Francisco. Insomma non stiamo parlando dell’ultima arrivata: lo si tenga presente perché sono questi personaggi a condizionare l’evoluzione del sentiment politico e sociale sul tema.

Dopo la relazione della Ehrensaft, una madre chiede qual è il modo migliore di «spiegare il genere a bambini di tre, quattro e cinque anni». La dottoressa, tra le altre cose, risponde: «Prima di tutto, se ci domandiamo “è un maschietto o una femminuccia?”, direi che non lo sappiamo, dovremo chiederlo a loro. Quindi è quello il punto di partenza: solo loro lo sanno per certo[…] Alcune persone pensano (perché lo apprendi da quando hai tre anni) che se hai un pene sei un bambino e se hai una vagina sei una bambina, ma in realtà non è così. Non è affatto così. Sei un bambino perché la tua mente ti sta dicendo “sono maschio”. Sei una bambina perché la tua mente ti sta dicendo “sono femmina”. Ad alcune bambine piace indossare gonnelline e ad altre piace vestirsi come Darth Vader…».

A questo punto non ci va più neanche di sciorinare gli argomenti tratti dalla letteratura scientifica sulla psicologia infantile. Abbiamo a che fare con persone che, negando la natura, negano qualunque fondamento non solo della morale, ma della stessa conoscenza: se non esiste un ordine stabile nel mondo, qualsiasi tentativo di interpretare la realtà è vano (quindi anche gli sproloqui pro gender, ma figurarsi se questi personaggi si accorgono della contraddizione…). Di fronte a tanta inanità intellettuale non ha alcun senso un confronto che cerchi di rimanere sul piano del dibattito. Il rimedio più efficace, forse, è il ricorso al senso comune e alla reductio ad absurdum:

Se un bambino è abbastanza “maturo” da scegliere il proprio “genere”, allora è altrettanto capace di prestare validamente il consenso al compimento di atti sessuali. Quindi i pedofili hanno ragione…

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
LifeSiteNews

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