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Home Page > Famiglia e Economia > Just a baby: la App per fare un bambino
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Vuoi avere un figlio ma non intendi adottare? Desideri diventare genitore, ma non un genitore qualsiasi bensì il genitore di un figlio come si deve,  e cioè con una base genetica che garantisca che possa essere bello, intelligente e affascinante? E, soprattutto, vorresti iniziare a realizzare questo tuo sogno con comodità e immediatezza, direttamente nel tuo smartphone? Non c’è problema: c’è una app nuova nuova che fa proprio al caso tuo.

Si chiama Just A Baby e serve proprio a questo: a mettere in contatto tra di loro persone che vogliono «fare un bambino». Si è deliberatamente scelto questa infelice espressione – «fare un bambino» – perché  Just A Baby, di fatto una sorta di Tinder per aspiranti genitori, altro non è che un modo per stabilire contatti con “donatori” di sperma od ovuli, con madri surrogate o comunque con persone che desiderano un partner per fare figli. In altre parole, come Tinder funge da intermediario tra quanti desiderano un incontro piccante, Just A Baby vuole fare altrettanto con coloro che, in comune, hanno quello che si diceva poc’anzi: la volontà di «fare un bambino». È difatti questo lo scopo con cui è stato ideato, come ha avuto modo di spiegare uno dei suoi ideatori, Paul Ryan: «Uno dei grandi ostacoli è lo stigma sociale. Ho voglia di aprire un varco e rendere tutto molto più normale. Tutto questo non è affatto strano: ogni persona lo fa».

D’accordo, ma come funziona esattamente questa app? Lo ha raccontato Julia Dunne, compagna di avventura per Just a Baby di Paul Ryan, ha detto: «Puoi scaricarla come faresti con Tinder e puoi esplorare per vedere se c’è qualcosa che ti interessa. Non è detto che tu debba utilizzarla, serve solo a conoscere le possibilità». Si tratta insomma di un dispositivo pensato «per rompere alcuni tabù» dato che «ci sono tante ricette diverse per le famiglie felici e ci sono tanti modi per rovinare tutto».

Ora, al di là dell’incipit volutamente accattivante che si è voluto dare al pezzo che state leggendo – e delle parole che i promotori di questa app -, è davvero difficile non rabbrividire davanti all’idea che possa esistere un’applicazione come Just A Baby. Per tanti motivi, a partire da quello che si diceva poc’anzi, e cioè che essa serve a far incontrare persone intenzionate, in un modo o nell’altro, a «fare un bambino». Il che costituisce già un aspetto critico se si pensa che in bambini non si «fanno», ma arrivano quando il buon Dio lo permette e soprattutto quando una relazione è sufficientemente matura e solida per aspettarli.

Viceversa, accettare l’idea che un figlio possa essere commissionato o, peggio ancora, contrattato previo incontro virtuale su una app per smartphone implica solo una cosa: un ulteriore scivolamento verso la mercificazione della filiazione, a partire naturalmente dal figlio stesso, ridotto a oggetto di compravendita. Questo è. Ovviamente i creatori di Just A Baby tutto ciò si guardano bene dal sottolinearlo, enfatizzando l’aspetto puramente emotivo che comporta la bellezza di avere un figlio.

Ma il punto è proprio questo, quello già ripetuto infinite volte dal mondo pro life e pro family: un figlio non è un diritto, né può mai esserlo. Può essere invece solamente un dono, e nel momento in cui una coppia o un singolo inizia a pensarla altrimenti, facendo del sogno genitoriale una pretesa da realizzare a tutti i costi, ebbene per quel figlio che verrà questo è già un male, un danno. Esso, infatti, ancora prima di essere concepito, atteso, accolto e abbracciato, è già immaginato come una cosa che si può ordinare o pianificare grazie a un’app sullo smartphone. Ma tutto ciò è inaccettabile, e chiunque abbia buon senso e coraggio non può fare a meno di denunciarlo.

Giuliano Guzzo

La voce del buon senso
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