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Home Page > Aborto > L’aborto non è una scelta: l’incubo vissuto da una sedicenne
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La vicenda che riporta l’amico Giorgio Celsi è davvero inquietante. È stato effettuato un aborto su una minorenne non consenziente? Ci auguriamo di no. Ma la situazione che si è creata mostra quello che molti volontari (per esempio quelli della Comunità Papà Giovanni XXIII) spesso riscontrano: l’aborto non è davvero una libera scelta della madre…

Questa vicenda merita di essere conosciuta perché dimostra il tragico inganno che si nasconde dietro la legalizzazione dell’aborto, inteso come diritto della donna alla “scelta” e la superficialità con cui spesso viene praticato, soprattutto nel caso di giovanissime mamme.

Nella mattinata del 12 giugno scorso, all’Ospedale Santorso di Vicenza, era programmato un intervento di aborto su una ragazzina di sedici anni, Letizia (nome di fantasia, n.d.A.).

La giovane nel disperato tentativo di salvare il proprio bambino, contro le pressioni dei genitori, riesce ad inviare una richiesta di aiuto, tramite whatsapp, a un’amica,  Loreta che la raggiunge alle 13:30.

In quel momento, Letizia si trova in una stanza con la psicologa, che cerca di tranquillizzarla e le promette di parlare con i genitori, per convincerli ad accettare il suo bambino.

Loreta riesce ad entrare nella camera e abbraccia Letizia, che tremando, le ripete tra le lacrime: «Ho paura, tanta paura perché vogliono uccidere il mio bambino!».

Loreta cerca di rassicurarla, ma presto viene allontanata dalla stanza, ottenendo però il permesso di sostare nel corridoio.

Qui viene raggiunta dalle amiche Sonia e Maria, un’ostetrica.

Insieme iniziano a pregare per il bambino e per la sua mamma.

Presto un’operatrice sanitaria costringe le ragazze ad allontanarsi, accusandole di recare disturbo al reparto e minacciandole che se il padre di Letizia le avesse viste, le avrebbe denunciate ai Carabinieri.

Dopo qualche tempo la psicologa esce dalla stanza, sostenendo che ogni cosa è sistemata: il padre ha accettato la scelta della figlia e che quindi Loreta e le sue amiche possono tornare a casa tranquille.

Mentre Loreta, Maria e Sonia stanno completando il rosario vicino all’ascensore, vengono affrontate dal padre di Letizia, che inveisce contro di loro, dicendo di sapere con certezza che l’unica cosa giusta per sua figlia è l’aborto. L’hanno già fatto la sua compagna, sua madre e sua zia. L’aborto non è un problema e quindi sua figlia non deve far altro che abortire.

Poi minaccia di chiamare i carabinieri se Maria e le sue amiche non se ne fossero andate, smettendo di immischiarsi nelle sue faccende.

A questo punto, dopo essersi consultate con degli amici di associazioni prolife (Movimento per  la Vita, Movimento con Cristo per la Vita, Ora et Labora in difesa della Vita e con alcuni avvocati dei Giuristi per la Vita), alle ore 16:43 Loreta con un’altra amica Lorella, chiama la polizia del posto per denunciare l’accaduto.

La polizia risponde che i carabinieri di Schio e tutte le pattuglie sono impegnate e che sarebbero arrivati in ritardo, ma che non è possibile far abortire la ragazzina senza il suo consenso firmato.

Intanto Letizia comunica via WhatsApp con Loreta fino alle 15:05.

Poi più nulla. Il suo telefono è irraggiungibile.

Quando alle 17:50 i Carabinieri di Schio arrivano sul posto, Letizia, in preda a un pianto disperato, scrive alla cugina un messaggio in cui le dice di essere appena uscita dalla sala operatoria.

Il suo bambino non c’è più: le è stato praticato l’aborto.

Meno di tre ore sono state sufficienti per distruggere due vite.

La mia e altre associazioni prolife si attiveranno per far emergere la verità dei fatti e le responsabilità di quanti vi hanno preso parte.

Giorgio Celsi

NdR:

  • Le donne non sono mai veramente libere di scegliere l’aborto: o sono costrette da persone, come in questo caso, o sono costrette dalle circostanze. E, però, anche in questo caso, “le carte sono a posto” e nelle statistiche risulterà che Letizia ha dato il suo consenso informato. 
  • Le istituzioni, da quando è stato legalizzato l’aborto, non hanno mai offerto un’alternativa – una vera scelta – alle madri in difficoltà: solo il volontariato (come ad esempio i Cav) – quando possono e quando riescono a superare il muro di ostracismo sollevato dalle strutture pubbliche nei loro confronti – danno una vera alternativa all’aborto.
  • L’aborto legale offre alla madre in difficoltà una finta soluzione ai suoi problemi: la società si toglie di dosso ogni responsabilità e la donna, dopo l’aborto, si ritrova nella stessa situazione di prima, in più madre di un bambino morto per causa sua.  
  • Abbiamo contattato l’ospedale, ma non abbiamo potuto parlare né con l’addetto stampa, né con l’ufficio relazioni col pubblico. Appena riusciremo a raccogliere una loro dichiarazione sulla vicenda, ne informeremo i nostri Lettori. 
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12 Commenti, RSS

  • Simonetta Sappino

    dice su:
    13/06/2018 alle 09:26

    Semplicemente vergognoso quanto successo. Il male comunque non vince mai.

  • Enza Salierno

    dice su:
    13/06/2018 alle 12:08

    Che tristezza la violenza praticata verso la ragazza ed il suo bambino, ma peggio ancora voluta da suo padre, che avrebbe potuto gioire di diventare nonno!
    Ora la ragazza non ha perso solo il piccolo, ma l’affetto più profondo dei genitori e sicuramente in lei, si è aperta una cicatrice che continuerà a sanguinare.

  • Maria Rosaria Marocchi

    dice su:
    13/06/2018 alle 13:06

    Non bisogna aver timore fino dalla 5a classe elementare ai bambini che l’amore tra un uomo e una donna da la vita. La realtà e e l’amore è VITA. Docente in pensione e bellissimi ricordi con cui parlavo ai ragazzi. Il minimo necessario ma è realtà.

  • dianella chessa

    dice su:
    13/06/2018 alle 13:33

    credo che da sempre la scelta sia solo della mamma..qualsiasi sia la sua eta ..e se la scelta è quella di tenere il bambino deve comunque essere supportata da strutture che l aiutino durante e dopo la gravidanza

  • Vianella Tucci

    dice su:
    13/06/2018 alle 14:23

    Nn ci sono parole
    Solo lacrIme

  • Angelina Caprin

    dice su:
    13/06/2018 alle 14:50

    Non ho parole!!! Mi sembra impossibile che un padre obblighi la figlia a uccidere suo figlio, non riesco a crederci, ancora Spero sia tutto uno scherzo, povere donne altro che libertà!!!

  • Francesco Casini

    dice su:
    13/06/2018 alle 16:01

    In tutto ciò il paradosso è che l’unicef ha dichiarato quell’ospedale “amico dei bambini”. (notizia di oggi su “alto vicentino online”). Di quali bambini? Del figlio di Letizia, ucciso per volere del nonno (che predica bene, tanto non ha subito lui le conseguenze dell’aborto di tutte quelle povere donne) che così prova a liberarsi di un problema (non diciamo stupidaggini che lo ha fatto per liberare la figlia da un problema, lo ha fatto solo per sé e se ne è fregato della figlia). Immagino poi la sua reazione quando qualcuno (forse la figlia stessa) gli dirà che Letizia sta male per quello che è successo:”Cosa vuoi che sia, è una cosa normale. Non facciamo tante storie su. Non capisce? Così ha risolto un problema”. O forse è stato amico di Letizia, una bambina (a 16 anni credo di possa dire ancora così) costretta dal padre ad uccidere suo figlio quando non avrebbe voluto, cosa di cui sarà l’unica a pagare a vita le conseguenze. Prego per quella povera ragazza e, da Cristiano

  • Francesco Casini

    dice su:
    13/06/2018 alle 16:02

    Me ne vergogno, ma non riesco a far altro che augurare il peggio a quel padre.

  • Maria Ziliani

    dice su:
    13/06/2018 alle 21:52

    Sono scioccata da tutto ciò perchè molti non sanno cosa può succedere nell’animo di una giovane donna dopo questa pratica abbominevole,Figuriamoci poi se non è consenziente. Non deve più esistere una legge che permette l’aborto!

  • Cristiana Baldin

    dice su:
    14/06/2018 alle 14:56

    Bravo Giorgio Celsi,
    far giungere queste notizie con forza a più persone possibili crea la possibilità di far conoscere che c’è l’alternativa al disastro che può fare un aborto , perché di vero disastro stiamo parlando

  • Assunta Spagnolo

    dice su:
    14/06/2018 alle 16:44

    Con il cuore io ci sono!!!

  • Daniela Mattioli

    dice su:
    14/06/2018 alle 23:31

    Uccidere è un reato sempre e comunque figurarsi cosa sia imporre ad una madre di uccidere il proprio figlio. Non aggiungo altro-

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