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Home Page > Aborto > Aborto e post – aborto: la libertà di scegliere la gioia
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L’Autrice di quest’articolo – medico, specialista in psichiatria e in psicoterapia sistemico-relazionale e mediatore familiare – ci ricorda l’inganno di cui sono vittime le donne cui l’aborto viene presentato come un diritto e una libera scelta.

Di contro, ci porta una testimonianza semplice e fresca su quanta gioia dia l’accogliere la vita.

Questo articolo, apparso su Notizie ProVita dell’aprile 2014, meritava di essere letto e merita di non essere dimenticato.

Si parla di aborto come di un atto medico in difesa della libertà femminile, dell’autonomia della donna, atto portatore di vantaggi alla donna che avesse difficoltà con la maternità, per vari motivi tra cui il semplice non desiderarla.

Generalmente vi sono molte pressioni in gioco, sulla “libertà di decisione della donna” (paura di perdere il lavoro, di limitare la propria carriera di studi, problematiche economiche di vario genere…), come in ogni decisione significativa della vita; ma queste sono alla base di quell’ambivalenza nel decidere che dagli studi medico-scientifici, sembra essere indicatore di futuro malessere nel post aborto. Pressioni che a volte sono tali da dare la sensazione di non poter scegliere altro. E si parla di libertà?

Le conseguenze in questi casi (non in tutti, altrimenti non ci sarebbero donne con aborti plurimi) sono multiple e durature negli anni. Con sindrome post aborto, infatti, intendiamo una compromissione dello stato di salute mentale, successiva ad un aborto volontario e in relazione causale con esso, ben più ampia dell’abortion trauma syndrome.

Comprende alterazioni del tono dell’umore di tipo depressivo, ma anche distimico, disturbi d’ansia di vario genere, prevalentemente di tipo attacchi da panico e da stress post traumatico, abuso di sostanze (farmaci, alcool, droghe). Può anche manifestarsi con semplici manifestazioni emotive, ma di tale intensità da risultare invalidanti.

D’altronde credo si possa parlare di un vero e proprio inganno lessicale cui le donne sono sottoposte: quello di far credere loro di essere libere di rinunciare ad essere madri (ma in realtà sono già madri nel momento in cui una vita prende forma nel loro grembo); in realtà, con la libertà di aborto, la donna decide se essere madre di un bambino vivo o madre di un bambino morto. Non si può interrompere senza danni il rapporto fra essere donna ed essere culla di vita.

Qualsiasi madre che sia vittima di un aborto spontaneo ne è cosciente. Quindi colei che decida volontariamente di abortire può essere inconsapevolmente ingannata o talora si aggrappa all’illusione, perché l’alternativa è soffrire. E la legge non fa altro che perpetuare l’inganno nonostante le enormi evidenze scientifiche in nostro possesso.

Nel 2011 la dottoressa Colemann ha effettuato la più vasta metanalisi comprendente 22 studi, 36 items e più di 8000 donne esaminate rilevando che vi è un maggior rischio di abusi di sostanze, disturbi d’ansia, depressione, suicidio e condotte di autonocumento. Lo studio ha inoltre evidenziato che il rischio di disagio psicologico è maggiore nel postaborto rispetto alle nullipare, a chi ha partorito, ma anche rispetto a chi partorisce una gravidanza indesiderata.

Anche il prof. Fergusson, ateo e pro choice, arriva alle stesse conclusioni registrando un aumento dell’incidenza dei vari disturbi nel postaborto. Nel suo ultimo lavoro dell’aprile 2013, una metanalisi di studi scelti sulla base della qualità metodologica secondo i criteri adottati dalla revisione dell’American Psychiatric Association, si conferma la maggiore incidenza nel postaborto di disturbo d’ansia, abuso di sostanze, comportamento suicidario.

Nonostante tutte queste evidenze, pur volendo ancora mettere in dubbio che l’aborto volontario possa essere causa di un disagio mentale successivo, da un punto di vista prettamente medico si è obbligati a concludere che la procedura abortiva non è altro che una procedura futile, completamente avulsa dal presupposto giuridico che individua nel libero accesso all’aborto uno strumento volto a tutela della salute della donna.

Si deve sempre ricordare che dietro alle casistiche numeriche ci sono le storie di uomini, donne, adolescenti, bambini vivi, o mai venuti alla luce.
Ci sono madri e padri che prima o poi si rendono conto con grandi sofferenze, altri che riescono a vedere ed altri ancora che vogliono non vedere, ma così facendo si condannano a vivere in un Truman Show autocostruito.

Rendere chiara la realtà, permettendo di rinunciare ad una maternità indesiderata, come la legge sul parto anonimo permette di fare, salvaguardando tanto L’interesse della madre che la vita del bambino, è possibile. L’adozione esiste, ma una scelta di umanità per essere effettiva va fatta conoscere, va promossa, deve ricevere approvazione nella società, come bene evidenzia la teoria del Planned Behaviour. La scelta dell’aborto manifesta l’individualismo della “cultura dello scarto”, come già in tante occasioni Papa Francesco ha ricordato. La soluzione che prospetta tutela solo per una delle due vite non è comprensibile se non alla luce della logica che vede nel bambino ciò che non è: una cosa di proprietà della madre.

Scegliere la vita, invece, premia sempre.

Maria Cristina Del Poggetto

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