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Home Page > Aborto > Aborto on line, aborto sicuro? Uno “studio” sbugiardato
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Un recente studio pretende di dimostrare che le donne possono “tranquillamente” procurarsi l’aborto in casa con le pillole prese on line.

E’ stato , però, dimostrato che tali conclusioni  non sono scientificamente attendibili, e sono prive di una reale credibilità: ne parla Doug Mainwaring su Lifesitenews (rimandiamo all’originale per i nomi, cognomi e titoli di coloro che hanno illustrato le proprie opinioni critiche. Qui stiliamo un sunto più pratico ai fini della leggibilità).

Gli autori dello studio in questione (tra cui la Gompert, fondatrice delle Women on Waves)  hanno basato le loro conclusioni su dati forniti dai Paesi Bassi dall’organizzazione pro-aborto Women on Web (che, omologa di Women on Waves, fornisce pillole via internet, anche illegalmente, alle donne che cercano un aborto, in più di 140 paesi dove l’accesso all’aborto è limitato). Hanno monitorato 1.638 donne in EIRE e in Irlanda del Nord che hanno utilizzato il loro sito per ottenere le pillole abortive, note come RU486.

Lo studio non peer reviewed  è stato pubblicato online il 16 maggio sul British Medical Journal.

Critiche a chi sostiene che l’aborto on line sia “sicuro”

1

Innanzi tutto c’è da dire che lo studio manca rigorosi standard scientifici per la raccolta dei dati. Essi, infatti, sono stati ottenuti tramite contatti via internet, basati su auto-segnalazione di persone che con un’identità solo virtuale: non c’è stata alcuna osservazione clinica, diretta, da parte di professionisti (medici).

2

Non c’è stata neanche alcuna conferma clinica che le donne che hanno preso i farmaci fossero davvero in stato di gravidanza.  Né alcuno ha potuto accertare l’effettivo momento gestazionale in cui sarebbe avvenuto l’aborto (dalla settima settimana in poi è molto più pericoloso: e più la gravidanza è avanti, più sale il pericolo per la madre).

3

Per di più delle 1638 donne che secondo le WOW si sono auto indotte l’aborto, senza controllo medico, ben 638 (oltre il 30 per cento) non hanno risposto al sondaggio di follow-up: come sarà andata a queste 638 donne?

4

Per uno studio serio poi, bisognerebbe confrontare l’esperienza delle 1000 donne che hanno avuto l’aborto in casa, con quella di altre 1000 che l’hanno avuto sotto controllo medico.

5

Gli autori dello studio, inoltre, dichiarano che solo il 10% delle 1000 intervistate che hanno risposto ha riferito sintomi di complicanze potenzialmente gravi, come il sanguinamento molto pesante: una percentuale paragonabile a quella delle donne hanno avuto l’aborto in ospedale. E solo 7 donne hanno segnalato che hanno avuto bisogno di una trasfusione di sangue e solo 26 hanno dovuto prendere antibiotici per combattere un’infezione.

Vi sembra poco?

6

Però – dicono – “nessuna  è morta”: come fanno a saperlo? Da quando in qua le donne morte comunicano il proprio avvenuto decesso via internet?

La propaganda dell’aborto on line e i dati della FDA (Governo americano)

La propaganda mass mediatica dei cultori della morte, ovviamente, intanto batte la grancassa, sbandierando e amplificando come una vittoria lo studio  in questione.

I dati della Food and Drugs Administration americana (finché la FDA li ha pubblicati. Poi ha smesso di pubblicarli, chissà perché) sono un po’ diversi: da settembre 2000 ad aprile 2011 ci sono stati almeno 2.207 casi di complicazioni gravi, tra cui 14 decessi, 612 ricoveri, 58 gravidanze ectopiche, 339 i casi di emorragia che hanno necessitato trasfusione, e 256 casi di infezioni, di cui 48 casi sono stati considerati gravi. E tutto questo, nonostante il controllo medico che bene o male viene garantito dalle cliniche abortiste tipo Planned Parenthood.

L’aborto clandestino e la salute delle donne

Ci chiediamo, per concludere, se tutti i fautori di questo aborto casalingo sono gli stessi che si stracciano le vesti di fronte alla “piaga” dell’aborto clandestino: l’aborto in sé non è mai sicuro, neanche quello chirurgico. Peggio quello farmacologico. Farlo senza la supervisione e un controllo medico è peggio ancora. O costoro pensano che la legalizzazione in sé riduca il rischio?

Ci chiediamo anche se costoro sono gli stessi che sbraitano da sera a mattina e da mattina a sera per il “diritto alla salute delle donne” e contro il femminicidio.

E infine, continuiamo a chiederci se del bambino che ci lascia la pelle se ne importa comunque qualcuno.

Redazione


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