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Sugli effetti disastrosi che l’ aborto può avere sulla psiche maschile.

Proponiamo ai nostri lettori questo articolo pubblicato sul mensile Notizie Pro Vita, che meritava di essere letto e merita di non essere dimenticato.

Abbiamo già parlato del trauma post aborto maschile. Le sue gravi ripercussioni sulla salute dei padri mancati sono molto aggravate con l’applicazione della legge 194.

 La mentalità pro morte dominante oggi ci vuole far credere che l’aborto sia qualcosa di semplice, di sicuro e facile. In realtà il suo impatto sulla vita delle donne e degli uomini è devastante perché l’aborto è un’esperienza di distruzione. È il tramonto del potenziale umano, del rapporto umano, della responsabilità, del senso materno, della relazione con l’altro e dell’innocenza. Nella nostra cultura, però, c’è un silenzio assordante sui terribili danni psicologici che ne conseguono: raramente si parla delle conseguenze che subisce la madre, mai si parla dei padri. Nel primo numero di questa rivista Antonello Vanni ha scritto del Trauma Post Abortivo Maschile.

Questo si può manifestare anche quando l’aborto è spontaneo, ed è certamente aggravato quando è volontario ed è stato voluto anche dal padre. Ma è del tutto inimmaginabile l’angoscia in cui vivono quei padri che non hanno potuto impedire alle compagne di uccidere i propri figli. La legge 194, infatti, ignora completamente il diritto naturale alla paternità. Essa, del resto, è una legge frutto di una mentalità diffusa, generata insieme a slogan vetero femministi tipo “l’utero è mio e lo gestisco io”, che considera la gravidanza e l’aborto una questione solamente femminile. Si parte dal presupposto che il padre non è presente (come se i figli normalmente nascessero da rapporti occasionali di gente irresponsabile), ma se c’è non conta nulla. Questo è profondamente ingiusto dal punto di vista psico – affettivo perché è contro natura; è diseducativo e deresponsabilizzante, perché autorizza gli uomini superficiali a disinteressarsi delle gravidanze inattese delle loro compagne; è contro il fondamentale principio di uguaglianza che è alla base di ogni Stato civile, e – in particolare – lede la pari dignità sociale che l’art. 3 della nostra Costituzione riconosce all’uomo e alla donna, e la parità di diritti che il secondo comma dell’art. 29 riconosce ai coniugi.

Nel “Documento per il padre” (www.claudio-rise.it/comunicato. htm), un nutrito gruppo di giuristi, giornalisti, medici ed accademici chiede alla società civile maggiore considerazione della figura paterna, in particolare per tutto ciò che concerne il rapporto con la vita nascente. Perché gli uomini, a cui è stato ucciso un figlio per l’applicazione di una legge ingiusta, hanno bisogno di aiuto, hanno diritto di far sentire il loro grido di dolore. A dar loro voce c’è Giuliano, un uomo che ha pubblicato su diversi giornali e siti internet la sua esperienza. Egli racconta come il suo amore e la sua vita siano letteralmente andati in pezzi a seguito dell’aborto. La gravidanza della sua fidanzata era inattesa, ma accolta con amore da entrambi, finché la famiglia e gli amici di lei non si sono frapposti e opposti alla nascita del bambino.

La sua toccante testimonianza si può trovare integralmente qui, con i recapiti dell’autore.

Francesca Romana Poleggi

Tratto da NotizieProVita n.11 – Gennaio 2013 – Pag. 16

 

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Un Commento, RSS

  • Mirko M.

    dice su:
    20/11/2015 alle 15:42

    Salve,sono un uomo che dopo un anno da un aborto volontario con la mia compagna,non riesco a venirne fuori. Non sto per niente bene e il non essere stato in grado di difendere mio figlio mi sta distruggendo dentro. Giorno dopo giorno. Vivo durante il giorno,ma non mi basta. Lei non la vedo più nè la sento più. Sono solo,pur avendo i miei genitori e fratelli vicino. A volte vorrei eliminarmi,ma farei ulteriore male a chi mi vuole bene. Concludo dicendo solo che SI bisogna dar importanza anche al post aborto per la parte paterna. Siamo soli,mi/ci sentiamo soli. NON FATELO X NESSUNA RAGIONE AL MONDO.

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