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Home Page > Voce della Scienza > Utero in affitto: una violenza disumana
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Proponiamo ai nostri lettori questo articolo che è stato pubblicato sul mensile Notizie ProVita (ottobre 2013): meritava di essere letto e merita di non essere dimenticato. Si parlava di utero in affitto, e si intitolava: Una violenza disumana

Un illustre neonatologo spiega il legame fisico e fisiologico che per nove mesi di gravidanza si intesse tra madre e bambino. E si chiede cosa accada quando esso si spezzi bruscamente.

Passare la gravidanza nella pancia di una persona che non è quella che ti ha concepito né che sarà tua mamma… solleva inevitabilmente dei dubbi etici, ma anche pone delle domande dal punto di vista fisiologico: è indifferente al futuro del bambino questa situazione innovativa?

In realtà non lo sappiamo ancora perché gli uteri in affitto sono cosa recente e i bambini nati in questo modo sono ancora … bambini. Tuttavia qualche considerazione va fatta.

BludentalLa prima riguarda la stessa manipolabilità dell’embrione: pensate che sia indifferente per un essere di poche cellule venir esposto alla luce, subire sbalzi di temperatura, venir trapiantato da un terreno di coltura ad un utero? In poche parole, sottostare ad un ambiente che non è quello che per decine di migliaia di anni ha accompagnato la fecondazione dell’uomo e di tutti i mammiferi? Qualche sospetto sui rischi iniziò ad essere sollevato nel 2002 quando iniziarono ad usciere i primi dati sul tasso di rischi per la salute dei nati da FIV; sospetto che venne rinforzato in quest’ultimo decennio dagli studi sull’epigenetica, cioè sul modo in cui l’ambiente influenza l’espressione del DNA dell’embrione. Insomma, si stanno creando situazioni sempre più nuove, ma al tempo stesso emergono chiari certi rischi legati proprio al fatto di far sviluppare un embrione in quella che non è la sua casa ideale.

La seconda considerazione riguarda l’interazione madre-embrione dal punto di vista fisiologico. Durante la gravidanza, il feto vive non in una cassaforte, ma in un mezzo multisensoriale cioè in una situazione di esposizione a mille stimoli sensoriali: i cibi che mangia la mamma lo influenzeranno perché dal sangue della mamma le molecole ingerite arrivano al feto, la voce della mamma gli arriva forte seppur indistinta ma riconoscibile tanto che dopo la nascita il feto la riconosce e distingue da altre voci, gli ormoni prodotti dalla mamma per lo stress o per la gioia verranno trasmessi in parte al feto influenzandone le risposte prenatali. Insomma, il feto prima di nascere inizia a riconoscere la sua mamma la conosce in un modo particolare: senza vederla ma assaporandone le varie caratteristiche per abituarsi e riconoscerle dopo la nascita, ad un chiaro fine: distinguere la sua mamma dalle altre. Il topolino che nasce senza il senso dell’olfatto rischia di morire di fame perché in gravidanza non ha assaporato il profumo di ciò che la sua mamma mangiava e dopo la nascita per questo motivo non sa trovare la strada verso il latte del seno materno. La vita prenatale è una vita ricca di sensorialità che serve proprio a questa conoscenza rassicurante.

Cosa può avvenire se si passa allora questo delicatissimo e importantissimo periodo della nostra vita abituandosi ai sapori, alla voce, al carattere di una donna che non è la mamma e che dopo la nascita scomparirà? Non lo sappiamo, ma anche questa situazione desta qualche preoccupazione.

Terzo: cosa succede in gravidanza? La mamma che presta l’utero sarà sicuramente una persona accorta e sagace, ma potrebbe anche essere sbadata o poco informata. Basti pensare ai rischi che infezioni o l’assunzione di alcol o anche di tabacco in gravidanza comportano per il feto. O ai rischi ancor più subdoli legati all’esposizione a solventi o disinfettanti o metalli pesanti, smog, di cui magari neanche ci si accorge: lasciare per 9 mesi il figlio ad una “babysitter uterina” che ovviamente non possiamo controllare e che magari in buona fede lo può esporre a rischi è accettabile?

La quarta considerazione sta nel principio di precauzione cioè in quello che come scienziati non sappiamo e riconosciamo di non sapere: la vita dell’embrione e del feto è basata su questo scambio ormonale e sensoriale tra mamma e feto. Sarebbe forse bene avere le idee ben chiare prima di intraprendere una via innovativa ma ancora ignota.

 Carlo Bellieni

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DALLA LEGGE CIRINNA’

 

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2 Commenti, RSS

  • Carlotta Semprini

    dice su:
    28/09/2015 alle 13:40

    La “seconda considerazione”, quella circa il rapporto fisiologico madre-feto, vale anche per le semplici adozioni. Mi chiedo dunque se l’autore dell’articolo considera l’adozione un gesto anormale, egoistico e contro natura.

    • FRP

      dice su:
      28/09/2015 alle 22:16

      Ma non c’entra proprio niente!!!!!!!!!!!!!!
      Se un bambino … perde una gamba, io lo raccolgo, lo accudisco, l’aiuto a superare il dolore e l’handicap è cosa buona e giusta.
      Se io tagliassi le gambe ai bambini per poi aiutarli sarei da manicomio criminale. O no?

      Ebbene la madre adottiva è una madre nello spirito (perché fisicamente non lo è e non può “diventarlo”, e lo sa e lo deve sapere anche il bambino) che salva il piccolo da una mancanza e l’aiuta con gesto meritorio e sublime a guarire una ferita, a riempire una mancanza. La madre adottiva è un segno d’amore vero, puro, oblativo, totale.

      Chi produce un bambino su misura a bella posta in una provetta, magari gli fa passare qualche po’ di tempo nell’azoto liquido sotto zero, poi seleziona l’embrione , poi lo impianta in una pancia mercenaria, poi strappa quel bambino da quel corpo, da quell’odore, da quel sapore, da quel cuore che il bambino ha sentito respirato e gustato per 9 mesi, è un egoista che usa le donne come schiave e tratta i bambini come giocattoli di lusso, di proprietà, per soddisfare i propri capricci: “Bello di “mamma” (che non è mamma), dimentica quei 9 mesi, quella voce, quel cuore, quel sapore e vieni qui a giocare con me che ti voglio tanto di quel bene, che se tu soffri tutto questo non me ne frega niente: io ho pagato!”

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