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Home Page > Filosofia e morale > Meluzzi su utero in affitto: «I manifesti hanno colto nel segno»
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Meluzzi, aborto

Anche lo psichiatra Alessandro Meluzzi scende pubblicamente in campo a sostegno della campagna choc organizzata dalle Associazioni Pro Vita e Generazione Famiglia per denunciare la pratica dell’utero in affitto. Si vedono due ragazzi, etichettati rispettivamente come genitore 1 e genitore 2 che spingono un carrello con all’interno un bimbo dotato di un codice a barre e la scritta: “Due uomini non fanno una madre”. Lo psichiatra, che appoggia l’iniziativa, spiega quanto il ricorso alla maternità surrogata possa essere pericoloso per la mamma “affittata” e ancora di più per il bambino.

Professore, cosa pensa di questa iniziativa basata sull’impatto visivo?

«Non posso che condividerla totalmente. Non dimentichiamo che in Italia si tratta di una pratica assolutamente vietata. Il fatto che due uomini possano affittare l’utero di una donna fecondandolo con il seme dell’uno o dell’altro, o addirittura mescolato, è un qualcosa che offende la vita e la dignità della donna. Se esistesse un po’ di buonsenso offenderebbe anche quelli che la praticano».

Quali conseguenze può provocare per la mamma e il bambino?

«Parlerei di conseguenze devastanti, con una lesione psicologica, affettiva ed emotiva molto grave nella donna che in stato di necessità si presta ad assecondare questa pratica, soprattutto in quei Paesi poveri come l’India o l’Ucraina. Mettere a disposizione il proprio utero per poi vedersi strappato il figlio senza aver nemmeno potuto sviluppare livelli minimali di attaccamento, ha delle conseguenze psicologicamente dirompenti. Direi che per certi versi la maternità surrogata offende la dignità della donna molto più che la prostituzione. Ma i danni sono anche per il bambino cui viene negato l’allattamento dal seno materno, il legame con la madre naturale, con la pretesa assurda di poterla sostituire con un sentimento fuorviante quale quello di due uomini che vorrebbero fargli da padre e da madre. Il ricorso all’utero in affitto offende contemporaneamente la natura, il buon senso, la saggezza e il diritto».

Perché si può andare in tv e vantarsi di aver avuto un bambino con il ricorso a questa pratica, mentre un manifesto del genere è destinato a fare scandalo? Altri manifesti dello stesso tenore in difesa della vita sono stati rimossi nel giro di poche ore.

«Questo rientra nella dittatura del politicamente corretto, che ha imposto una visione narcisistica, onnipotente e fuorviata dell’affettività. Ogni capriccio e ogni desiderio diventa così un diritto. Non interessa neanche più capire quale altro diritto in questo modo verrà calpestato, se quello della madre violata o quello del bambino cui è negata la possibilità di avere un padre ed una madre. In questo modo anche una devianza diventa legge. Tutto questo dovrebbe essere risparmiato almeno al bambino che invece non può difendersi in alcun modo.  Mi pare che questi manifesti, molto meglio di ogni altra forma di denuncia, abbiano colto perfettamente nel segno».

Americo Mascarucci

La voce del buon senso

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2 Commenti, RSS

  • GIULIANO GUALDO

    dice su:
    23/10/2018 alle 14:47

    SONO PERFETTAMENTE DACCORDO SU QUANTO DETTO DAL DOTT. MELUZZI E PLAUDO ALL’ AZIONE DI PRO VITA.

  • Elena Quidello

    dice su:
    25/10/2018 alle 08:59

    Un paese civile e democratico ha il dovere di difendere la vita dei neonati sin dal conepimento. Perché questo avvenga dovrà insistere con leggi sempre più restrittive e severe anche con la detenzione nei confronti sia dell uomo che della donna che presta il suo utero. Nessun uomo potrà mai sostituire una madre vera. Perché se una madre a volte rimprovera e punisce il suo bambino o bambina, due uomini per una qualsiasi disubbidienza da parte del bimbo potrebbero infierire contro di lui fino a torturarlo come è già accaduto in Inghilterra dove un genitore scaravento’ il bimbo contro il muro perché piangeva troppo. Senza pensare a quali abusi potrebbe essere sottoposto senza che neanche agli assistenti sociali sia dato il compito per legge di monitorare la vita di queste creature innocenti la cui crescita potrebbe nel tempo generare paure, disadattamento sociale e disturbi psichici.

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